Bruxelles non ha dubbi: "Via i russi o niente finanziamenti". La Fondazione Biennale di Venezia, che aveva deciso di consentire l'apertura del Padiglione russo, tiene il punto: "Certi di non aver violato alcuna norma". È l'ultima scena di una polemica che va avanti da settimane.
La notizia prima di tutto: la commissione europea ha avviato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia.
L'avvertimento dell'istituzione di Bruxelles è arrivato con una lettera sul tavolo del presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco. Visionata la missiva, la Biennale ha comunicato che "esprimerà nei tempi e termini dovute le proprie ragione", confermando al contempo "di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità". Un comunicato in punta di penna dietro cui si cela un'annotazione da parte di diverse istituzioni cittadine: "Il governo non si assume la responsabilità politica".
Da adesso l'istituzione culturale avrà dunque trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni, dal '25 al '28. In questo contesto il ministero della Cultura preferisce restare in silenzio. Al più, da quelle parti confidano che la linea del governo è stata ribadita lo scorso 30 marzo quando il ministro Alessandro Giuli si è recato in Ucraina, a Leopoli, per prendere parte alla "Seconda conferenza sulla cultura ucraina: Cooperazione per la Resilienza".
Posizione corroborata dalla notizia diffusa a sera: ovvero che mercoledì Giorgia Meloni riceverà Vladimir Zelensky a Palazzo Chigi.
Insomma, lo scontro tra il governo e la Fondazione Biennale c'è e le parti non sembrano avere alcuna intenzione di avvicinarsi.
Tutto questo ha acceso gli animi della politica italiana. Il partito che è uscito con più forza è la Lega. Matteo Salvini si è schierato al fianco della scelta della Biennale, criticando aspramente l'Europa. Secondo il vicepremier della Lega, si tratta di "un volgare ricatto da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo".
In scia Alberto Stefani, attuale governatore del Veneto, che definisce "inaccettabile la posizione dell'Europa contro l'Europa".
Più ecumenico ma al fianco di Buttafuoco, Luca Zaia: "La Biennale può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell'arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere con autentica potenza".
E ancora: dalle parte della Biennale anche il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini: "È un'ingerenza politica sull'autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati. Ora però è arrivato il momento che Alessandro Giuli venga in Parlamento e dica con chiarezza se intende obbedire a Bruxelles oppure difendere un'istituzione simbolo del nostro Paese".
E se per Angelo Bonelli di Avs la vicenda mette in luce il doppio standard dell'Unione Europea, che interviene sulla Russia e tace su Israele, alcuni parlamentari
del Pd, Italia viva, Azione e Più Europa si oppongono a questa linea: "Il padiglione del regime russo alla Biennale di Venezia doveva e deve restare chiuso, come è dal primo giorno della criminale invasione dell'Ucraina".