Il tracollo della sinistra alle elezioni era a dir poco atteso, per Massimo Cacciari è necessario un restyling totale. Un rinnovamento fondamentale per tornare competitivi, la sua analisi ai microfoni di Repubblica: “Il Pd dovrebbe promuovere una riflessione autocritica alle radici, ripartendo dai fondamenti”. Non basta professarsi custodi della Costituzione, il filosofo ha le idee chiare: bisogna seppellire le strategie attuate fino ad oggi. E sì, sarebbe necessario anche abbandonare il nome Partito Democratico.
L’analisi di Cacciari
Per tornare a recitare un ruolo da protagonista il Pd ha bisogno di riforme vere: “Bisognerebbe riprendere la grande vocazione socialdemocratica, ma ripensandola, perché oggi non possiamo aumentare il deficit e dunque servirebbe una riforma fiscale finalmente perequativa”. Cacciari ha citato anche il reddito di cittadinanza, importante ma non “alla carlona” come propone il M5s, ma alla prussiana. E ancora, il diritto allo studio e alla salute: “Oggi, come dice un mio amico bolognese, la gran parte del Pd è fatta da ex Dc e il resto è una sorta di partito radicale di massa che si batte inerzialmente per i diritti”.
"Il Pd è il partito della Ztl, ormai fuori dalla realtà"Ripercorrendo la storia del Pd dalla sua nascita alla disfatta di sei giorni fa, Cacciari ha evidenziato che il partito è nato da un accordo tra due tradizioni già decadute, privo di progetti per il futuro e mai realmente unito. Secondo l’ex sindaco di Venezia, Renzi è stato l’unico segretario ad avere una propria dimensione politica “ma molto declinata in una direzione”: “La gran parte dei dirigenti ha mostrato solo una vocazione a essere rieletta”. Da Dario Franceschini a Piero Fassino, un giudizio tranchant.
“Il Pd faccia come Occhetto”
Il Pd ha bisogno di un congresso vero e di un cambio di nome: “Io lo chiamerei ‘Democrazia progressiva’ e non più ‘Pd’”. Letta ha fatto bene a dimettersi, ha aggiunto Cacciari, anche se tutti quelli che stanno alzando la mano per candidarsi alla segreteria “dovrebbero tagliarsela la mano”: “L'esempio da prendere, almeno nella fase iniziale, è quello del congresso che fece Occhetto dopo il 1989. Bisognava ricostruire la sinistra e furono convocati i circoli sui territori, anche per i non iscritti, poi nelle regioni e poi a livello nazionale. C'erano tesi vere che si confrontavano anche in modo drammatico. Durò tanto e purtroppo finì male, perché si scelseil compromesso. Ma il modello iniziale era giusto: venite gente, vi abbiamo chiamato per rifondare una forza di sinistra”.
"A sinistra catastrofe mentale". La lezione di Cacciari sul fascismoA proposito del passo in avanti di Bonaccini, il pensatore ha spiegato che il governatore dell’Emilia-Romagna può essere anche "Roosevelt, ma è sbagliato il metodo". Tra i nomi in campo per la ripartenza dem, Cacciari non si è sbilanciato su Elly Schlein – “non la conosco bene” – ma ha ammesso di apprezzare Giuseppe Provenzano e Fabrizio Barca. Anche se il messaggio è chiaro: “Non è questione di nomi”.
