A Crans-Montana, allo scoccare del nuovo anno, il conto alla rovescia non ha spalancato i bicchieri, ma il vuoto. Mentre il mondo brindava, qui il tempo si è spezzato in una tragedia che non chiede consolazione, ma verità. Nel bar-pub "Le Constellation", affollato di giovani e turisti arrivati per salutare il 2026, un incendio inizialmente circoscritto ha assunto una violenza improvvisa e devastante, lasciando sul pavimento morti, feriti e una comunità sotto shock. Le autorità del Canton Vallese parlano di flashover. Una parola tecnica, fredda, che nasconde una dinamica spietata: il passaggio istantaneo da un principio d'incendio a un rogo totale. Le fiamme che corrono sul soffitto, il calore che diventa insopportabile, il fumo che invade i polmoni e cancella ogni orientamento. Il flashover avrebbe provocato una o più esplosioni, trasformando il locale in una trappola in pochi secondi, rendendo inutile ogni tentativo di reazione.
La festa si stava svolgendo nel piano interrato del locale, una taverna-discoteca con luci soffuse, musica alta, tavoli e banconi disposti lungo le pareti. Un ambiente raccolto, sotterraneo. È lì che, secondo diverse testimonianze, si sarebbe sviluppato il primo focolaio. Da quel punto, il fuoco si è propagato rapidamente verso l'alto, seguendo una dinamica verticale tipica degli incendi in spazi chiusi, favorita da materiali combustibili e da un effetto camino che ha accelerato la corsa delle fiamme. L'incendio sarebbe stato innescato da alcune fontanelle pirotecniche, dispositivi che sprigionano cascate di scintille, verticali o a ventaglio, collocate su un vassoio assieme a bottiglie di champagne. Una di esse sarebbe stata avvicinata eccessivamente al soffitto, provocando l'innesco. Un gesto apparentemente innocuo, quasi rituale, che in un ambiente saturo di materiali infiammabili avrebbe innescato una reazione a catena irreversibile.
Le Constellation, in Rue Centrale 35, ha una capienza di 300 persone più una terrazza panoramica riscaldata da 40 posti. Locale noto a Crans-Montana, è promosso come spazio polifunzionale tra lounge bar, dj internazionali, bar "segreto" nella roccia e maxi schermi per eventi sportivi, inserito però in una struttura architettonicamente complessa. Il locale si articola su due livelli aperti al pubblico, piano terra e seminterrato, collegati da un ingresso ridotto e da un'unica scala. È nel seminterrato che emergono le criticità più gravi. Il locale disponeva di un'unica via di accesso e di fuga: "una scala peraltro angusta", come ha precisato il comandante della polizia vallesana, Frédéric Gisler. Con il propagarsi dell'incendio, quella rampa si è rapidamente trasformata in un collo di bottiglia fatale. Nel caos dei momenti successivi, una finestra è stata infranta nel disperato tentativo di ricavare una via di fuga alternativa, mentre la calca spingeva e le persone cadevano a terra. Dall'esterno, infine, alcuni giovani sarebbero entrati per curiosità, contribuendo ad aggravare ulteriormente l'ostruzione dell'unico percorso disponibile.
L'inchiesta si concentra sul numero di presenti e sull'adeguatezza dei controlli degli accessi per una serata ad alto rischio, oltre che sulla natura dei materiali utilizzati. Le verifiche sono affidate alla Procuratrice del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, che ha escluso il dolo, con il supporto dell'Istituto Forense di Zurigo che dovrà valutare la natura dei materiali.
Dalle immagini del tetto emerge una struttura in legno intrecciato che non risulterebbe trattata con materiali ignifughi. In un ambiente chiuso, sotterraneo e sovraffollato, il legno diventa carburante puro: l'alleato perfetto per una trappola mortale.