Canfora e quell'amore mai nascosto per Stalin

L'illustre filologo è finito al centro di un'aspra polemica per aver definito "neonazista" Giorgia Meloni. Nel passato il professore non ha mai nascosto le sue simpatie per l'Unione sovietica e in particolare per Stalin

Canfora e quell'amore mai nascosto per Stalin

Il professor Luciano Canfora continua a far discutere. L'ultima sua sparata ha preso di mira Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, definita "neonazista". Accuse molto gravi che lo storico ha spiegato in questo modo: "Il termine neonazista è un'altra cosa rispetto a nazista". Facendo poi un esempio: "Neonazista è uno che non accetta e non rispetta l'unità del genere umano e che riguardo al fenomeno migranti si esprime in maniera bellica...".

Filologo classico di indubbio valore, Canfora ha fatto spesso parlare di sé per le posizioni politiche assai poco moderate. Basti pensare a quell'intervista che rilasciò nel 1994 in cui disse: "Uno statista può essere valutato per quello che ha fatto per il suo Paese. L’opera di Stalin è stata positiva, anche se aspra, per la Russia, al contrario di quella di Gorbaciov”. Qualche anno dopo, quando l’Unione europea decise di equiparare i due totalitarismi novecenteschi, nazismo e comunismo, il professore sbottò, dicendo che tale decisione era il frutto solo di ignoranza.

Nel 2013 dalle colonne del Corriere della sera tornò su Stalin, affermando che da Croce a De Gasperi, da Nenni a Bobbio, il giudizio storico sul leader sovietico era stato ottimo. Tale affermazione evidentemente traeva origine dall'estrapolazione di alcune frasi decontestualizzate. E ricordò che la "drastica demolizione" di Stalin era stata fatta dai suoi successori nel XX e XXI Congresso del Pcus. Sottolineò poi che la crisi dell'Unione sovietica e la sua dissoluzione comportò "la revisione, il ridimensionamento e la rozza equiparazione di Stalin con gli altri dittatori". Usò proprio questo aggettivo Canfora, "rozza", per sottolineare l'offesa (a suo dire) arrecata a Stalin solo per aver ricordato la sua natura politica. Proseguendo ricordò la grandezza di "Stalin nei 25 anni di potere assoluto che avevano fatto della Russia una grande potenza rimasta tale anche dopo la fine dell'Urss... E del ritorno di Stalin come grande figura della sua storia nazionale c'è poco da stupirsi".

Neanche un accenno ai crimini di Stalin: le dure repressioni e le "purghe" contro gli oppositori, le carestie (l'Holodomor in Ucraina e la carestia kazaka), le deportazioni. Tutti dettagli trascurabili della storia? Imbarazzante anche solo pensarlo. Come scrisse Luigi Mascheroni sulle colonne de il Giornale, "sarebbe come l'assolvere il Duce per le leggi razziali e l'aver trascinato l'Italia in una guerra disastrosa, perché 'il fascismo ha fatto anche cose buone'. Il revisionismo ad personam di Luciano Canfora. La cui lezione impartita sulle pagine del Corriere dimostra soprattutto questo. Che visionario non è chi, ancora oggi, agita il fantasma del comunismo. Ma chi ne rimpiange l'Impero".

In un breve saggio intitolato "La Metamorfosi" uscito in concomitanza con il centenario della nascita del Pci Canfora si domandò per quali ragioni la sinistra oggi si vergognasse delle sue origini comuniste. E se la prese persino con Enrico Berlinguer e il suo "sentirsi più sicuro nel Patto Atlantico", per non parlare del "compromesso storico" con la Dc. Talmente convinto delle proprie idee non considerava neanche imimamente che un partito potesse farlo, mutando i propri riferimenti ideali. Per questo demolì la trasformazione del Pci dapprima in Pds, poi nei Ds e infine nel Pd. Il riformismo non è contemplato: o tutto o niente per Canfora, niente terza via, perché vuol dire accantonare, una volta per tutte, la "lotta di classe". Canfora manifesta il proprio distacco anche rispetto al sogno europeo, bollato come "l’internazionalismo dei benestanti" con un "epicentro finanziario" con effetti vessatori. Le lancette della storia si sono fermate indietro, molto indietro.

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