Gli spioni di Stato e quel filo rosso che lega la nuova inchiesta alla congiura dell'autogrill. Che ci fosse una resa dei conti nei Servizi segreti, alimentata dalla sete di potere e denaro dopo lo scandalo dell'ormai celebre incontro tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini (registrato il 23 dicembre 2020 a Fiano Romano e mandato in onda da Report il 3 maggio 2021) ve lo avevamo raccontato in tempi non sospetti, aprendo la strada alla manina degli 007 sull'iniziativa della professoressa di Viterbo di riprendere quell'appuntamento.
Ma oggi l'ipotesi del complotto finisce sotto i riflettori investigativi, alla luce dei nuovi scenari che delineano quella sorta di cupola dello spionaggio ordita, secondo la Procura di Roma, dall'ex numero due dell'Aisi e poi del Dis Giuseppe Del Deo. Il quale, attraverso un gruppo di collaboratori ribattezzato "i neri", avrebbe messo in atto "attività clandestine di tipo para investigativo" tra il 2018 e l'agosto 2024, mentre era al servizio segreto interno. Le carte dell'inchiesta capitolina sulla Squadra Fiore, tra l'altro, ritraggono Del Deo, accusato anche di peculato, come parte di un gruppo d'affari con due suoi amici imprenditori per aver pilotato una commessa da oltre otto milioni di euro pubblici, con un contratto di fornitura mai onorato, verso una società specializzata nei software di riconoscimento facciale. Perché era noto, sostiene un teste in un'intercettazione, "che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi ed ampio potere di disporre di risorse pubbliche e di aver sentito i dipendenti dell'Agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro dai fondi", si legge. Insomma, denaro e potere, che Del Deo, ai tempi dell'autogrill, non aveva e che avrebbe concentrato a sé una volta al vertice del reparto economico finanziario dell'Aisi, dove era stato nominato dall'allora premier pentastellato Giuseppe Conte. Perché denaro e potere, fino a quel momento, erano nelle mani di Mancini, la spia che negli ultimi otto anni della sua carriera aveva gestito i fondi dell'intero comparto della sicurezza nazionale in modo così ineccepibile da ricevere encomi formali. Mancini aveva il profilo giusto per arginare qualsiasi irregolarità nell'amministrazione dei fondi del Pnrr ed era stato ricevuto da Conte almeno quattro volte a Palazzo Chigi. La sua nomina a capo del Dis sembrava decisa, finché la registrazione dell'incontro all'autogrill mandò all'aria l'operazione, in quel momento delicato in cui proprio Renzi stava tessendo la tela che avrebbe portato alla caduta dell'esecutivo giallorosso. Un complotto nel complotto, visto che quando Conte vide il filmato dell'incontro mise croce nera su Mancini, poi spinto al pensionamento dall'allora sottosegretario con Delega ai Servizi Franco Gabrielli, finito successivamente nell'amministrazione Pd di Beppe Sala a Milano. E un giallo nel giallo, dato che non è mai stato chiaro quando l'allora premier visionò il video: fonti riservate sostengono che qualcuno glielo portò a Palazzo Chigi e, sebbene Conte abbia negato la circostanza, sostiene di averlo visto negli ultimi giorni del suo governo sulla trasmissione Report, che però ha trasmesso la puntata il 3 maggio, quando il premier era ormai Mario Draghi. Non è neppure un dettaglio da poco il fatto che, nel corso dell'inchiesta sull'autogrill, il successore di Gabrielli al Dis, quell'Elisabetta Belloni che i 5 Stelle avrebbero voluto presidente della Repubblica, abbia opposto il segreto di Stato sulle domande del caso. Segreto rimosso l'anno scorso dalla premier Giorgia Meloni ma che, nonostante tutto, non ha portato la magistratura a riconvocare la Belloni per chiarire gli aspetti più controversi della vicenda.
E ora l'inchiesta su Del Deo punta ad approfondire anche il rapporto tra il vice e la Belloni. Agli atti, un'intercettazione sui lavori dell'Aisi a casa del capo, in cui il vice parla di una fattura per la ristrutturazione, rivendicandola come "fattura di Del Deo".