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Il cerchio si stringe sui Carc. "Pronti a gruppo eversivo"

La Digos al lavoro dopo il blitz con sei indagati. Ma il partito si ribella. Presi di mira Kelany e Filini, che hanno alzato il velo

Il cerchio si stringe sui Carc. "Pronti a gruppo eversivo"
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Il cerchio si stringe attorno al Partito dei Carc dopo le perquisizioni condotte martedì all'alba dalla Digos su ordine della procura di Napoli. "Vi è fondato motivo di ritenere che gli indagati abbiano svolto un'attività che può concretamente configurarsi quale propedeutica alla costituzione di un'associazione con base a Napoli con caratteri eversivi che si richiama esplicitamente alle Brigate Rosse", si legge in un passaggio del decreto, dove si spiega la ratio dell'indagine che vede sei soggetti, di cui 3 dirigenti del partito, indagati con l'ipotesi di fare parte di un'associazione finalizzata alla commissione di atti di violenza di carattere terroristico.

È un'accusa gravissima ma i Carc non si arrendono e rilanciano con due conferenze stampa (a Napoli e Firenze) e invitano a dare vita a giorni di mobilitazione "contro multe, denunce e perquisizioni. Solidarietà a Paolo e ai compagni e alle compagne di Napoli perquisiti e indagati con l'accusa di associazione eversiva e a tutti gli attivisti e le attiviste colpite da multe e denunce. Terrorista è il governo Meloni. Cacciamo il governo della repressione". Così scrivono mentre organizzano le piazze antagoniste in cui si registra anche la forte solidarietà anarchica e islamista. In un secondo comunicato, poi, indicano i presunti "colpevoli" di questa perquisizione: "Noi non sappiamo se effettivamente c'è un nesso diretto fra l'interrogazione dell'8 ottobre scorso di Sara Kelany e Francesco Filini al Ministro Piantedosi (i due parlamentari di Fratelli d'Italia hanno insistito nel chiedere chiarimenti circa la pericolosità del gruppo, ndr), ma è impossibile ignorare le affinità riguardo alle motivazioni e alle argomentazioni. C'è ben più di un'assonanza. Da diverso tempo esponenti di FdI chiedevano cosa aspettava la polizia a smantellare i sovversivi (o delinquenti) del P.Carc che osano propagandare che bisogna cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di blocco popolare. Il governo chiama, la Digos e la Procura di Napoli rispondono". Questa è la loro ricostruzione piuttosto fantasiosa, ovviamente, che non tiene conto del materiale rinvenuto nelle loro abitazioni, che indica direttamente l'apologia al terrorismo rosso, alle Br, il principale gruppo armato dell'estrema sinistra attivo in Italia tra la fine degli anni '60 e gli anni '80, nel pieno degli anni di piombo. La loro attività ha incluso sequestri, omicidi mirati e attentati: omicidio dei militanti del MSI, omicidio del magistrato Francesco Coco, sequestro e omicidio di Aldo Moro, giusto per citare alcune delle violente azioni da loro commesse.

"Noi abbiamo una scuola di partito, e anche del fenomeno Br analizziamo gli aspetti positivi e negativi, come si fa con qualsiasi scienza. Perché tutto questo sta accadendo ora? Perché il governo è debole e quando un animale è debole ha delle reazioni scomposte", è il commento in conferenza stampa di Paolo Babini, indagato e componente della direzione dei Carc.

Ha tentato di creare un legame tra i Carc e il Partito Comunista d'Italia quando ha ricordato che il 270-bis è stato "l'articolo utilizzato per incarcerare Gramsci" e sostenendo che "noi siamo sotto persecuzione da quando siamo nati".

Marco Coppola, anche lui dirigente del partito, nella conferenza di Napoli ha, invece, definito "fumosa" l'accusa nei loro confronti, sostenendo il teorema secondo il quale "queste indagini sostanzialmente sono tutte politiche e vengono avviate all'interno di un clima repressivo e securitario che il governo Meloni sta mettendo in campo da quando si è insediato". Ma nonostante ostentino sicurezza, l'impianto accusatorio si regge anche sulla diffusione di "contenuti apologetici" delle Br e "contro il loro contrasto".

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