"Se mi sento esposto? Sicuramente sarebbe stato meglio se fossi rimasto al ministero della Funzione Pubblicaavrei avuto meno problemi". La battuta il ministro dell'Ambiente e dell'Energia, Gilberto Pichetto Fratin, la regala in mezzo al Transatlantico di Montecitorio con un sorriso e un sospiro. C'è da capirlo si ritrova per colpa di Trump e degli ayatollah tra l'incudine e il martello. E ora per colpa di due-tre decimali e il famigerato rapporto deficit/Pil al 3,1 che mantiene l'Italia nella procedura d'infrazione, i suoi guai si sono moltiplicati. C'è da rimboccarsi le maniche. Ieri pure Giorgia Meloni in consiglio ha cercato di sollevare gli animi dei suoi ministri: "Abbiate un po' di ottimismo", li ha esortati.
Lui, Pichetto, è ottimista di natura o almeno si professa tale. "Vediamo che succede - dice - perché il problema non sono tanto i decimali. Parliamo di arrotondamenti. Dal 3,07 siamo passati al 3,1. Se avessimo avuto il 3,04 avremmo raggiunto l'obiettivo del 3. Si tratta di una manciata di milioni. Un nulla. È un dato che l'Europa dovrebbe avere ben presente". Per Pichetto la questione semmai è un'altra. "Il problema vero - ragiona a voce alta - è quanto dura questa maledetta guerra. E pensare che io avevo capito prima di altri dove si finiva con Trump. L'avevo paragonato a Nerone mentre gli altri erano tutti proni. Avevo capito che era instabile".
Ora, però, bisogna trovare una soluzione, sostanziare l'ottimismo di cui parla la Meloni. "Dobbiamo far capire all'Europa - azzarda - che se ci ha dato la possibilità di sforare sulla difesa, non capisco perché non potremmo farlo sull'energia. La difesa stava a cuore ai Paesi del Nord che sono più vicini al conflitto ucraino e hanno il gas della Norvegia, ma la stessa comprensione deve esserci sul tema energetico che in fondo è una conseguenza dello stesso capitolo guerra. Dobbiamo ragionare, immaginare una manovra espansiva magari di 40 miliardi. Come ha fatto Draghi che addirittura la fece più grande con il Covid visto che doveva coprire la coda del Superbonus. Dobbiamo spiegare all'Europa che non possiamo ritrovarci in una condizione scabrosa per una questione di decimali".
Pichetto è un fiume in piena. "Certo - spiega - dobbiamo ragionarci su, ma qualcosa va fatta. Io non sono preoccupato per la disponibilità di carburante, di gas. Abbiamo gli stoccaggi attorno al 90% per il gas, ci abbiamo pensato per tempo. Anche per il carburante per gli aerei al massimo possiamo avere dei disguidi, ma ci siamo. Il problema vero sono i costi, i prezzi che schizzano. Perché alla fine il gas - lo dico da tecnico - se lo compri in America o in Russia cambia poco. Quando arriva in Europa i prezzi si allineano. I russi saranno russi ma non sono fessi".
E si ritorna al punto di partenza. "Ecco perché - osserva con enfasi - siamo appesi allo stretto di Hormuz, all'instabilità di Trump e agli umori degli ayatollah. A quanto dura la guerra. Perché ogni giorno può capitare qualcosa. L'impianto più grande di gas del mondo, quello di Doha è più grande della città di Doha. È stato colpito dagli iraniani nei punti nevralgici, con una precisione millimetrica. Non so quanto ci vorrà per farlo ripartire a pieno regime. In questa guerra le fonti energetiche sono la vera arma e il vero obiettivo".
Pensate, quindi, come possa sentirsi lui che è il ministro dell'energia. E si torna ai sorrisi e soprattutto ai sospiri. A quel posto di ministro della Funzione Pubblica. "A parte gli scherzi - ricorda Pichetto - lo sono stato per due ore. Mi ricordo che nei giorni della costituzione del governo la Meloni mi aveva parlato subito dell'energia. Era un fine settimana e il sabato Fazzolari mi confermò quel ruolo. Scesi a Roma accompagnato da mia moglie che lei poi sui siti dei giornali si accorse della novità: Qui ti danno alla funzione pubblica. Era pure contenta visto che era stata segretaria comunale. Al Quirinale giurai per quel posto.
Poi andai al ministero e mi chiesero: che ci sta a fare lei qui?. Nello stesso momento mi arrivò la telefonata del Quirinale per informarmi dell'errore". Pichetto si fa una grande risata ed esclama: "Magari fossi rimasto in quel ministero!". Sospirando.