Leggi il settimanale

Concerti e show: la solita ossessione per il fascismo

Delia canta "Bella ciao" rivisitata: criticata. E Montanari evoca il Duce

Concerti e show: la solita ossessione per il fascismo
00:00 00:00

Certo che a sinistra sono proprio ossessionati. Dal fascismo, dall'antifascismo e dal governo. Si è capito (semmai ce ne fosse bisogno) dalle celebrazioni per il primo maggio. La giornata (sacra) dei lavoratori è stata usata per fare propaganda a sinistra. Un altro giorno monopolizzato dai kompagni, proprio come il 25 aprile. I palcoscenici di mezza Italia sono stati usati da militanti improvvisati per fare politica e attaccare. Chi? Beh, ovviamente Giorgia Meloni e i suoi ministri. A Roma, il "concertone", è stato il palcoscenico più usato dagli artisti per lanciare messaggi "politici". Elly Schlein se li gustava da dietro le quinte. Certo, ha storto un po' il naso quando Delia (cantante sicula) ha reinterpretato Bella Ciao, l'inno della Resistenza. Più sacro della mamma. Ha sostituito "partigiano" con "essere umano". Apriti cielo. Una marea di critiche, insulti. Già, perché per loro, i paladini del politicamente corretto, si può cambiare tutto, persino sostituire le lettere con l'asterisco o con la schwa, far diventare nera la Sirenetta, ma non il canto della Resistenza. Delia ha provato a difendersi, a spiegare che l'intenzione era quella di rendere il messaggio più universale e attuale, collegandolo ai conflitti contemporanei e alle sofferenze presenti nel mondo, ma non c'è stato nulla da fare. L'odio feroce dei kompagni l'ha assalita sui social e in piazza. Per non parlare dello sproloquio di Piero Pelù. Il cantante con lo spirito di un giovanotto ha tirato in ballo Mussolini. No, non Alessandra e il Grande Fratello, ma il nonno. Benito. Cosa c'entra? Non lo sa nemmeno lui. Sul palco, in diretta televisiva su Rai3, la stessa che viene definita "teleMeloni", ha sproloquiato dicendo cose senza senso. Tenetevi forte: "Benito Mussolini è un morto sul lavoro. Ma è un morto sanguinario e traditore". Forse voleva farsi notare, far discutere. Emergere, proprio come il provocatore Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena. Un vero e proprio nostalgico. Con uno sguardo (anacronistico) al passato ha detto che "da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo". Lo ha fatto (nel 2026!) dal palco del primo maggio di Taranto. C'è di più, Montanari ha definito la visione della destra attuale "profondamente fascista nella sua ideologia". Poi c'è chi ha vestito i panni (in tutti i sensi) del difensore del Quirinale. La cantante Levante ha indossato una maglietta con la scritta a caratteri cubitali "Mattarella". Messaggi inequivocabili. Come se il capo dello Stato avesse bisogno di avvocati, anzi: avvocate.

Forse Levante tra uno spartito e l'altro dovrebbe studiare un po' più le leggi dello Stato e la Costituzione, altro che indossare una magliettina attillata con il nome di Sergio Mattarella. C'è da dire che ha rischiato grosso: qualcuno potrebbe denunciarla per vilipendio.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica