Sicuri che la sicurezza interessi a tutti? Sembra incredibile come un bene supremo di una società moderna sembra essersi ridotto a una questione di parte, se non di partito. Settimane di dibattito sul decreto Sicurezza hanno solo visto l'erezione di una muraglia tra il governo e l'opposizione. Con quest'ultima che ha scelto di trattare il tema alla stregua di un argomento di risulta. Dopo le grida sull'inasprimento delle pene, la denuncia si è spostata sulla polemica sugli incentivi ai rimpatri assistiti, norma ritirata e che sarà riproposta dopo le perplessità del Quirinale. La smania di trovare falle nelle misure, e nel vaticinarne il flop, supera nella sinistra più ideologica il desiderio di sentirsi più protetti come comuni cittadini.
Il governo è costretto a rincorrere una nuova criminalità sempre più aggressiva e precoce. Sedicenni pericolosi con una sfilza di precedenti, ragazzi che uccidono in branco a calci e mani nude, gang che si spostano nei mezzi pubblici con le tasche gonfie di coltelli. Senza perdere di vista antagonisti e violenti che trasformano ogni corteo in una devastazione della città. Non basta per varare un provvedimento più preciso nel definire e punire i nuovi reati?
Evidentemente no. Ormai la gestione dell'ordine pubblico e della sicurezza di città e paesi sembra essere stata delegata in modo deteriore alla maggioranza governativa. Della serie, affari vostri. Gli altri, invece, preferiscono recitare la parte dei libertari e dei progressisti che fanno i sit-in nelle aule del Parlamento: mai contro i delinquenti, però sempre all'indirizzo di qualche emendamento che serve ad alimentare la narrazione della dittatura mascherata.
È difficile credere che tanti cittadini stiano a tifare per chi li ha derubati sulla metropolitana o ha strappato loro la catenina per strada. Nel dubbio, meglio stare con chi tenta di punirli, rispetto a coloro che li assolvono preventivamente perché vittime di leggi scritte dalla destra.