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Crosetto scende in campo: "Ecco le vere democrazie"

Il ministro: "La separazione delle carriere in tutti i Paesi è elemento di efficienza"

Crosetto scende in campo: "Ecco le vere democrazie"
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"Un problema di democrazia". Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rivendica il diritto di sottrarre un minuto del suo tempo all'evoluzione degli scenari bellici, dedicandolo alla giustizia. Scende in campo sul referendum e ribalta la propaganda sull'attentato alla democrazia che secondo il fronte del No - "sentendo i dibattiti televisivi e lo scontro che è in atto" - si starebbe configurando con la riforma che introduce separazione delle carriere fra giudici e pm e sorteggio per la composizione del Csm. "Perché solo in Italia - il senso è questo - una riforma della giustizia di questo tipo dovrebbe minacciare la democrazia e la Costituzione?".

Il video, girato nell'ufficio del ministro, dura 70 secondi. Un minuto e dieci circa, in cui il Crosetto mostra il cartello che anche il Giornale ha pubblicato pochi giorni fa, quello che indubitabilmente dà ragione al Sì, mostrando come un ordinamento giudiziario che vede giudici e pm accostati viga ormai solo nei Paesi con i regimi più autoritari, mentre la separazione delle carriere si ritrova, senza particolari minacce o disfunzioni (anzi), in tutte le democrazie, europee e non solo: "Non è un problema di democrazia in Germania, non è un problema di democrazia in Spagna, non lo è in Portogallo, nei Paesi Bassi, in Belgio. Non lo è in tutti questi Paesi, che non mi sembrano Paesi in cui non si è consolidata la democrazia, il diritto, e anzi mi sembrano tutti Paesi in cui c'è una Costituzione liberale e democratica e sono all'avanguardia nelle conquiste sociali. Allora qual è il tema? - chiede il ministro - perché in questi Paesi è elemento di efficienza della giustizia e in Italia dovrebbe sfasciarla o renderla più difficile". "Vorrei che qualcuno mi spiegasse questa cosa" conclude il ministro.

In un altro video, precedente di qualche giorno, il ministro aveva raccontato il suo incontro con un interlocutore: "Un procuratore, una persona che stimo - la ricostruzione - Ci siamo confrontati, mi ha spiegato perché negli anni ha cambiato idea e voterà No e io perché sono convinto di votare Sì. Ci siamo spiegati e poi abbiamo continuato a parlare, come facciamo da sempre nel totale rispetto, perché per nessuno questa è una guerra di religione". "Ce ne siamo andati stringendoci la mano - ha concluso - ma nessuno dei due con la volontà di far male all'altro perché la pensa diversamente. Perché per nessuno dei due questo referendum è una guerra di religione". "Penso sia questo lo spirito con cui si affronta lo scontro politico, anche quando è duro, e va preservato.

Questo referendum non deve avere come sfondo uno scontro tra magistratura e governo ma neanche tra opposizione e governo. Dobbiamo confrontarci sulle regole che possono garantire al massimo la giustizia. Questo è l'obiettivo. Non è una guerra per fortuna. Le guerre sono altre".

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