Leggi il settimanale

Cusani: "Non dico cosa voto. Mi sono rifiutato di assecondare i metodi mercantili di certi pm"

Il racconto dell'ex imputato di Mani Pulite

Cusani: "Non dico cosa voto. Mi sono rifiutato di assecondare i metodi mercantili di certi pm"
00:00 00:00

Sergio, a me lo dici cosa voti al referendum? "No, non te lo dico". Intorno a Sergio Cusani (foto), la sala della Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele è un carnaio di persone in attesa della firma dell'autore su "Il Colpevole", il libro in cui Sergio Cusani ha raccontato il suo lungo viaggio nella giustizia ai tempi di Tangentopoli. Delle migliaia di imputati dei processi di Mani Pulite, è stato l'unico a farsi cinque anni di carcere. Era colpevole, ma non era l'unico colpevole. E allora perché solo lui? Perché è stato l'unico a non "cantare", a non scendere a patti con i pm della Procura di Milano. Così forse non c'è bisogno che Cusani dica per chi vota. Perché per lui parla il suo libro, che è la storia di un pezzo della finanza e della politica italiana. Ed è un formidabile atto d'accusa contro una giustizia che vedeva giudici e pubblici ministeri alleati nell'imporre il patto scellerato: se vuoi uscire, devi inguaiare qualcun altro. Quei cinque anni di galera, ieri sera Cusani li spiega così: "Mi sono rifiutato di assecondare il metodo mercantile di alcuni magistrati della Procura di Milano: se mi dai qualcosa ti do qualcosa. Ho messo in campo i miei principi e non ho derogato".

A volte la verità si annida nei lapsus. Perché uno di quei magistrati ieri è in prima fila, ad ascoltare Cusani. È Gherardo Colombo, la testa "politica" del pool Mani Pulite, che era amico di Cusani prima di arrestarlo, ed è rimasto amico adesso che vanno in giro per le scuole a parlare di carcere e giustizia. Gherardo Colombo è il pm che, il giorno che Cusani entrò nel carcere di Opera, ordinò che lo guardassero a vista, perché non si ammazzasse come avevano fatto gli altri dello scandalo Enimont, Gabriele Cagliari e Raul Gardini: e nel libro Cusani dice di essere stato a un passo dal seguirne l'esempio. Ma ieri sera dice: "Colombo è stato il magistrato che ha firmato il mio mandato di cattura". Non è vero, non è così: Colombo e Di Pietro chiedevano, a firmare era un giudice in teoria distaccato e imparziale. Ma allora il miscuglio tra giudici e accusatori era tale che Cusani si confonde, e dice che era Colombo a firmare i mandati di cattura. Va a sapere se è davvero un lapsus. Non è tutto. Perché nel libro Cusani racconta per filo e per segno come andavano gli interrogatori, il clima intimidatorio, i ricatti e le punizioni. "Qualche giorno dopo essere stato rinchiuso a Opera mi portano in punizione, non avendo collaborato con i magistrati, a San Vittore".

C'è dell'altro, e forse è la parte più dura. Perché Cusani racconta dei rapporti tra la magistratura e il potere finanziario e imprenditoriale, di come la Procura milanese affossò Raul Gardini ma protesse la Fiat; "l'azienda e la famiglia di Gianni Agnelli sono intoccabili perché il monarca d'Italia ha riconosciuto in pubblico alla magistratura un potere pari al suo". Su questo ieri sera Cusani non torna.

Ma al posto suo parla Carlo Sama, che visse insieme a lui l'epilogo e le manette della saga di Enimont: "Un esproprio voluto da quel delinquente in guanti bianchi che fu Enrico Cuccia realizzato grazie al connubio tra politica, finanza e magistratura".

Ma cosa voterà il 22 marzo, Cusani non lo dice: "Sono un pregiudicato. Vuoi che mi metta in cattedra?".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica