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Dalle piazze vuote alle defezioni: il fronte dei contrari ora ha paura

Falle interne, Schlein minimizza ma la spavalderia ha lasciato il posto all'incertezza. Atto d'accusa del padre nobile Barbera: "Bugie che fanno vergogna e sgomento"

Dalle piazze vuote alle defezioni: il fronte dei contrari ora ha paura
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Qualcosa è cambiato. Nell'ultimo tratto di campagna referendaria, qualcosa si è inceppato nella narrazione della "rimonta".

Quella piazza del Popolo semivuota, un certo defilarsi dei vip, le bugie smascherate, una sinistra del Sì sempre più nutrita e ficcante, le ultime gaffe dell'incorreggibile Nicola Gratteri e le improvvide uscite di John Woodcock, che prima è stato messo ko in tv e poi si è avventurato nella sciagurata teorizzazione della presunzione di colpevolezza.

Il clima è sembrato diverso, negli ultimi 4-5 giorni. Così, nel fronte del No, la spavalderia ha lasciato il posto all'incertezza più totale. Erano pochi l'altra sera a Roma, e per lo più militanti, alla manifestazione conclusiva dei contrari alla riforma. E al di là dello straziante lamento di Daniele Silvestri per le "mostruose modifiche" di sette articoli della Costituzione, anche lo star system non è parso irresistibile. Elly Schlein si è pure impappinata, lanciando un appello per il Sì - lapsus freudiano dopo tutte le defezioni che si sono registrate, a sinistra: un plotoncino di ex Pci, ex Pds, ex Pd, o attuali esponenti Dem, che hanno avuto il coraggio di non rinnegare la loro storia. Ieri, in tv la segretaria Pd ha cercato di minimizzare, prevedendo anche ci saranno anche "tanti elettori di destra che hanno a cuore la nostra Costituzione". Ma non risultano movimenti organizzato in tal senso. In compenso, ieri, la dichiarazione di voto per il Sì di un radicale molto stimato a sinistra, Marco Cappato, è andata ad aggiungersi a quella di Giuliano Pisapia, un progressista vero, un garantista, che ha choccato i compagni con la semplice coerenza del suo "voto Sì".

A Bologna, ieri, si è la sinistra del Sì ha riunito tanti nomi prestigiosi. Primo tra tutti Augusto Barbera, ex deputato ed ex presidente della Corte costituzionale. Impietoso il suo giudizio: "Ho visto quasi per intero la manifestazione di Roma - ha detto - e sono sgomento: perché l'argomento che viene portato è che il sì va a toccare la Costituzione fino al punto di metterla in pericolo. Un ribaltamento completo della verità, un'opera di mistificazione che mi ha fatto vergognare come cittadino italiano". La voluta confusione dei piani, e la mistificazione, sono state la vera cifra della battaglia referendaria del No, iniziata con la citazione falsa di Giovanni Falcone e chiusa con la negazione di un'intervista vera a Giuliano Vassalli.

E quasi 40 anni dopo la "Bolognina" e la caduta del Muro, a quasi 20 anni di distanza dalla "vocazione maggioritaria" di Walter Veltroni e dalla sconfitta della Sinistra Arcobaleno, la sinistra alleata con la magistratura organizzata, in piazza del Popolo ha lasciato la prolusione, e ha steso un tappeto (ovviamente rosso) a Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, artefice di posizioni oltranziste a dir poco insostenibili per una sinistra che voglia proporsi come forza di governo. "Da comunista - ha detto pochi per esempio, mesi fa - sono totalmente distante dall'ideologia di Hamas, ma ricordo che questo movimento è un interlocutore politico nella ricerca di una soluzione di pace e che il diritto alla resistenza è sancito dall'Onu". E mercoledì è andato in piazza facendo sapere che "il nostro è anche un No pacifista al trumpismo e ai suoi vassalli italiani, al riarmo e al genocidio".

Tutto ciò per provare ad azzoppare il governo, per ribadire l'idea che la "Costituzione è nostra" (della sinistra) e nessun

altro può toccarla. Come andrà a finire non si sa, ma qualcuno già dice che potranno anche vincere a colpi di mistificazioni e forzature, ma avranno perso l'anima. E la credibilità. Che conta di più, in vista delle Politiche.

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