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E la Consulta adesso boccia i rilievi anti Meloni. "Sì ai trattenimenti nei Cpr"

La sentenza 40 della Corte costituzionale: giusto fermare chi va espulso e vuole asilo

E la Consulta adesso boccia i rilievi anti Meloni. "Sì ai trattenimenti nei Cpr"
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Il sistema di difesa dei confini regge anche all'esame della Consulta: inammissibile la questione di legittimità sollevata dalla Cassazione sul trattenimento dei richiedenti asilo nei Cpr. La sentenza n. 40/2026 depositata dalla Corte Costituzionale conferma, di fatto, la solidità dell'impianto normativo varato dal governo Meloni per filtrare le domande pretestuose di asilo. Questa norma, introdotta dal governo Meloni per rispondere all'emergenza sbarchi, stabilisce che lo straniero già trattenuto in un Cpr per esecuzione di un provvedimento di espulsione - come è successo nei giorni scorsi a un magrebino condannato per stupro che è stato rimandato in Italia dal Cpr di Gjader in Albania - può presentare domanda di protezione internazionale.

Tuttavia, il questore può disporre un ulteriore trattenimento motivato, in particolare quando emergono fondati motivi per ritenere che la domanda sia pretestuosa, ovvero presentata al solo scopo di ritardare o impedire il rimpatrio. La Cassazione aveva dubitato della compatibilità con l'art. 13 della Costituzione, ma la Consulta ha dichiarato il quesito inammissibile: la questione non è rilevante, perché il giudizio era sull'ultimo trattenimento e non sulla legittimità del trattenimento nel lasso di tempo intercorrente tra la mancata convalida del provvedimento precedente e l'adozione del nuovo provvedimento.

L'invito della Consulta al governo non è per un cambiamento radicale della norma ma per un adeguamento della disciplina all'attuale ordinamento europeo in materia di migrazioni. L'efficacia dell'azione del governo Meloni sui Cpr va letta anche, e soprattutto, alla luce del nuovo quadro europeo in materia di migrazione e asilo. Con il Patto Ue, l'Unione ha scelto una linea più ordinata e rigorosa, fondata su procedure più rapide, maggiore distinzione tra chi ha diritto alla protezione e chi invece tenta di usare il sistema per rallentare l'esecuzione dei provvedimenti di rimpatrio. In questo contesto, l'Italia si è mossa con largo anticipo, traducendo in norme nazionali una logica pienamente coerente con l'impostazione europea: filtrare prima, decidere più in fretta, evitare che i tempi amministrativi diventino una forma informale di regolarizzazione. Nonostante gli ostacoli posti dalla sinistra politica e dalle toghe, la linea imposta da questo esecutivo è stata quella di inserire i Cpr nella filiera del rimpatrio in maniera organica, istituendo anche i centri in Albania, Paese terzo, diventato soluzione europea per la gestione degli irregolari.

In questo solco da sempre opera l'azione del governo Meloni, che rafforza il controllo dei flussi irregolari, limita gli usi strumentali della domanda di asilo e detta la linea europea per l'armonizzazione delle politiche migratorie.

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