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Ecco la lunga lista della vergogna: stupratori e pedofili riportati in Italia dai giudici

Reati odiosi e sfilze di precedenti penali ma i magistrati tengono qui i clandestini

Ecco la lunga lista della vergogna: stupratori e pedofili riportati in Italia dai giudici
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Reati odiosi, stupri di gruppo e violenze, sfilze di precedenti che non sono bastati a rimandare in patria quanti si sono macchiati di questi delitti una volta arrivati nel nostro Paese. Tanto che le mancate convalide dei trattenimenti nei centri per i rimpatri allestiti in Albania dal nostro governo, a guardarli tutti insieme, fanno pensare a un fenomeno sistemico. O forse a due.

Uno è quello dei giudici che con regolarità hanno negato i trattenimenti per i migranti pregiudicati in attesa di espulsione. L'altro è quello dell'odiosità dei reati di cui i migranti si sono macchiati. Perché quello del marocchino classe 87 Fatallah O., che oltre al "canonico" precedente per ingresso e soggiorno illegale sul territorio nazionale (e a condanne per spaccio), si è macchiato di stupro di gruppo e violenza sessuale, non è certo un caso isolato.

Basta scorrere la fedina penale dei migranti finiti a Gjader, ad aspettare espulsione e rimpatrio nel loro paese d'origine, quelli che le nostre toghe hanno invece riportato in Italia, scegliendo di non convalidare il trattenimento. Un fenomeno - denunciato nei giorni scorsi dalla premier Meloni in un video - che il Giornale è in grado di raccontare nel dettaglio. Perchè la dinamica si è ripetuta più volte nelle ultime settimane. Di certo, a scorrere i dossier sui casi finiti davanti ai giudici con esito lieto per i pregiudicati, emergono profili con precedenti penali anche molto gravi.

Detto dell'episodio di Fatallah, il 38enne marocchino condannato per stupro di gruppo, ne emergono altri che raccontano storie e profili analoghi. O peggiori, come la pedofilia.

È il caso del 66enne marocchino A.C., condannato a due anni per violenza sessuale su un minore di 14 anni. Anche A.A. viene dal Marocco, dove non tornerà grazie alla decisione dei giudici, non impressionati dai suoi precedenti per furto aggravato e - anche lui - per violenza sessuale. E che dire poi di M. L., altro migrante proveniente dal paese nordafricano? Nel suo "curriculum" spicca la violenza sessuale di gruppo, ma l'uomo vanta - si fa per dire - anche precedenti per rapina impropria, furto aggravato, sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, invasione di terreni o edifici, stalking e, per non farsi mancare niente, guida sotto l'effetto di alcol o stupefacenti. Anche lui era finito in Albania, pronto a un volo di sola andata per Rabat, anche lui ha presentato richiesta di protezione e si è visto graziato dalle toghe che non hanno convalidato il suo trattenimento. Non male anche l'elenco delle condanne di M.E., già medagliato per rapina impropria, lesioni, tentato furto, minacce e resistenza a pubblico ufficiale, mentre il 22enne M.E.A era stato accusato di omicidio commesso da minorenne, reato poi riqualificato in lesioni personali e porto d'armi illegale. Quasi impallidisce l'ultimo marocchino della lista, M.Z., 46 anni, precedenti "solo" per lesioni personali.

Il fenomeno non riguarda solo i centri albanesi, e non è limitato ai migranti di nazionalità marocchina. Secondo dati dell'Anticrimine, tra i soggetti che i giudici hanno "salvato" dai Cpr, l'80 per cento ha in seguito commesso reati contro la persona o il patrimonio. Un dato che la dice lunga anche sulla pericolosità sociale dei soggetti.

Numeri e statistiche tanto inquietanti quanto interessanti, destinati a sollevare

polemiche sul peso delle decisioni giudiziarie nelle politiche migratorie proprio mentre il tema della giustizia è tornato al centro del dibattito politico, con il referendum sulla riforma ormai a pochi giorni di distanza.

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