Un nuovo protagonista, probabilmente decisivo. Un elettorato entrato per la prima volta in campo - o tornato al voto dopo anni - ha pesato sull'esito finale del voto referendario. Chi era ai seggi lo ha visto, e i sondaggisti ora cercano di dare una fisionomia a questo corpo per ora informe, anche politicamente. "È un voto anti-politico" spiega Antonio Noto (foto) del Consorzio Opinio che ha effettuato exit poll per Rai. "Se guardiamo dentro i partiti, a come si sono distribuiti i voti, mi pare acclarato che non ci sia stato uno scostamento del voto politico. Una parte di elettorato del centrodestra ha votato per il No, e una parte di elettorato del centrosinistra ha votato Sì. Ciò che emerge invece - spiega il sondaggista - è che sono andati alle urne elettori che non avevano votato nel 2022 e nel 2024. Non è un elettorato politico, ma si è orientato al 60% per i No". Nei dati disponibili, emerge come i non votanti del 2024 (per il Parlamento europeo) si siano orientati verso il No al 57,7%, mentre una minoranza (il restante il 42,3) ha scelto il Sì. Eccolo, il nuovo attore che si è presentato, o ripresentato, sulla scena della politica. Non si tratta di settori che esprimono un'appartenenza ideologica dichiarata e al momento non sono definibili neanche per fascia di età, per quanto, leggendo i dati, risulti una sola fascia in cui hanno prevalso i Sì, quella degli "over 55", mentre tra i 16 e i 34 anni il No ha superato il 60%. Sono giovani, dunque, questi nuovi attori? "Non si sa - dice Noto - è un elettorato astratto e non attratto dai partiti, scollegato". In questa sconfitta, l'entrata in scena di questo elettorato è un potenziale campanello d'allarme per la maggioranza di centrodestra, ma non ancora un "nemico" in quanto tale. "Non penso sia strutturato - osserva Noto - è un elettorato che stava nel non voto e non si è schierato sulla base di una logica politica". "Nel No - prosegue - si registra una doppia spinta. Una parte del No ha sicuramente votato contro il governo, una parte invece ha votato contro la riforma".
Qui si annida la novità. Un elettorato non politicizzato ma "per la Costituzione", o meglio per quella che è stata raccontata come la battaglia (immaginaria) per la difesa della Costituzione, e della sua intangibilità.
I primi flussi dicono che un certo numero di elettori, partito per partito, si è disallineato rispetto all'orientamento prevalente. Andando a vedere i dati del Consorzio Opinio si nota come sia circa un elettore su dieci di Fratelli d'Italia, poco di più nella Lega e addirittura il 17,9% di Forza Italia. Dall'altra parte del campo, una forza meno consistente ma in direzione opposta. Poco meno del 10% di elettori dem ha scelto il Sì (e d'altra parte fior di esponenti riformisti e intellettuali d'area hanno partecipato alla campagna difendendo la riforma) e anche tra i 5 Stelle non sono stati pochi a disobbedire, il 13% circa - e anche questo era previsto. Più marginali i "ribelli" Avs. "Nel voto politico - osserva Noto - registriamo come una parte del Pd e dei 5 Stelle abbia fatto questa scelta per il Sì, e nei partiti della maggioranza una parte degli elettori ha scelto il No. Ma è stato uno scambio di voti, complessivamente si è trattato di uno scostamento marginale dal punto di vista numerico". La novità è quella del "nuovo elettorato". "L'impatto di un elettorato che non vota, che non votava, e che non è detto torni a votare. Potrebbe farlo, ma è anche possibile che scelga di nuovo l'astensione". È un elettorato anti-politico che non ragiona per valutazioni politiche".
In
prospettiva, ovviamente, questo nuovo elettorato fa sperare il centrosinistra ma non deve far disperare il centrodestra. "Si tratta di un target nuovo - osserva Noto - non di un elettorato di opposizione a questa maggioranza".