Le sardine si giocano tutto col voto in Emilia Romagna

"A livello locale la sfida è Bonaccini contro Borgonzoni, a livello nazionale il match è Salvini contro Sardine". Mattia Sartori ha politicizzato il voto molto più del leader della Lega e dall'esito del voto dipende il futuro del movimento antisovranista

Le sardine si giocano tutto col voto in Emilia Romagna

"Credo che noi siamo stati la risposta alla scelta di nazionalizzare il voto in Emilia Romagna. A livello locale la sfida è Bonaccini contro Borgonzoni, a livello nazionale il match è Salvini contro Sardine". A dirlo è Mattia Santori, fondatore del movimento anti-sovranistra nato a Bologna lo scorso novembre.

La nascita delle sardine

Santori, insieme agli amici Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti, in occasione dell’evento d’apertura della campagna elettorale di Lucia Borgonzoni, l’11 novembre ha lanciato la sua sfida al leader della Lega. “Giovedì 14 novembre Salvini torna a Bologna e questa volta fa sul serio: vuole l’Emilia Romagna, vuole noi. Ma questa volta non può barare sui numeri. Già. Perché il Paladozza ha una capienza massima di 5.570 persone. Non puoi andare oltre, per problemi di sicurezza e soprattutto di spazio. Ecco allora che vogliamo lanciare un flash-mob: abbiamo misurato che sul Crescentone di Piazza Maggiore ci stanno fino a 6.000 persone. Belle strette, si intende, ma di questi tempi è meglio stringersi che perdersi”. L’iniziativa, nata spontaneamente nel corso di una cena tra amici, mirava a riempire la piazza restando stretti “come sardine” ed ebbe così successo da estendersi, ben presto, in altre città emiliano-romagnole. Il 21 novembre compare sulla pagina Facebook ufficiale delle sardine una sorta di manifesto intitolato “Benvenuti in mare aperto”, una sorta di lettera aperta ai populisti che suona come un atto d’accusa e un’ammissione di inerzia. Eccone un estratto:“Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare. Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara. Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete. Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare. Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. È stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi”.

Infografica a cura di Alberto Bellotto

Le sardine, in poco tempo, sono diventate degli stalker di Salvini: dovunque lui andasse, loro c’erano, pronti a fare una contro-manifestazione. Dall’Emilia Romagna il fenomeno si è, poi, esteso in tutta Italia con slogan del tipo “non abbocchiamo” oppure con una sorta di gioco di parola del tipo:“Milano (o il nome di una qualsiasi altra città in cui si teneva il flash-mob) non si Lega”. Dopo un solo mese dal primo evento, si è tenuta la prima manifestazione nazionale, il "Global Sardina Day", a Roma in Piazza San Giovanni. Qui Sartori ha enunciato le linee guida del movimento che si dichiara antipopulista e antifascista. Oltre all’abolizione dei Decreti Sicurezza, le sardine hanno avanzato una serie di pretese relative al linguaggio che ogni politico dovrebbe usare: “Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece di fare campagna elettorale permanentemente. Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solo sui canali istituzionali. Pretendiamo trasparenza nell'uso che la politica fa dei social. Pretendiamo che il mondo dell'informazione si avvicini alla verità e traduca questo sforzo in messaggi fedeli ai fatti. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma, che la violenza verbale venga equiparata alla violenza fisica”. Nel corso di questi mesi, inoltre, Mattia Santori ha sostenuto non solo la necessità di istituire una sorta di “Daspo digitale” da attuare nei confronti degli haters, ma ha anche raccomandato che alla libertà d’espressione dei populisti si risponda non presenziando ai loro comizi.

Le gaffes delle sardine

La manifestazione di Roma era stata, però, preceduta da una polemica che ha investito il responsabile romano delle sardine, Stephen Ogongo che, intervistato dal Fatto Quotidiano, aveva dichiarato: "Per me, almeno per il momento, chiunque vuol scendere in piazza è il benvenuto. Che sia di sinistra, di Forza Italia o di Casa Pound. Ai paletti penseremo dopo…". Un’affermazione cui seguì subito un immediato dietrofront, ma che era solo il preludio di una serie di gaffes e di bugie. Inizialmente le sardine si sono presentate come apartitiche e, poi, si è scoperto che alcune mail relative all’organizzazione dei flash-mob partivano dagli indirizzi mail del Pd. Alla fine, Santori, che ha scritto per una rivista collegata alla figura di Romano Prodi, ha dovuto ammetterlo: “Sono di sinistra”. Dopo le Regionali, molto probabilmente, dovrà smentire anche le dichiarazioni in cui spergiurava di non voler fondare un partito. La strada, ormai, pare tracciata. Ma le critiche principali che vengono mosse alle sardine riguardano proprio il loro ipotetico programma politico. Al di là dell’antisalvinismo c’è il nulla cosmico. Il nostro direttore, Alessandro Sallusti, ospite a Di Martedì, ha cercato, senza successo, di capire quale fosse la posizione delle sardine in materia di prescrizione. Questa è stata la risposta (o meglio la supercazzola) del giovane Santori: "Ma lei, Sallusti, se un bambino autistico quando gli passa un pallone da basket, questo ritrae le mani, come riesce a passarle la palla e fare in modo che questo la raccolga con quelle mani che non sa usare?". Non ha saputo fare di meglio Francesca Penotti: "Diciamo che in merito mi devo informare", è stata la risposta della sardina che ha chiosato: "Cercate delle risposte da noi, che chiediamo vengano date dalle persone che hanno le competenze". Se ne deduce, dunque, per loro stessa ammissione, che le sardine sono incompetenti.

Un’incompetenza mista a un’arroganza e una supponenza tipica dei radical chic di sinistra, tanto vicini alle elites da non voler neppure lasciare la parola al popolo sovrano. Proprio così, secondo Santori, “in un Paese normale non c'era neanche bisogno di fare campagna elettorale”. Parole pronunciate sempre da Floris che mostrano la vera anima delle sardine, quella antidemocratica. Esagerazione? No, no. Santori è stato molto chiaro in quell’occasione:“Non c'era bisogno di togliere un governatore per due/tre mesi dai suoi ruoli importanti per portarlo a fare comunicazione e investire sui social, perché bastava presentare i fatti. Adesso il paradosso è che i fatti non bastano più".

Le sardine sfidano Salvini

Visto e considerato, però, che l’Emilia Romagna non può esimersi dal votare, ecco dunque che le sardine, in questo scorcio di campagna elettorale, hanno cercato in tutti i modi di boicottare e provocare Matteo Salvini. Anziché prendere le dovute distanze dall’orribile vicenda inchiesta ‘Angeli e Demoni', Santori ha dichiarato candidamente in diretta tivù:“Basta parlare di Bibbiano”. La sinistra, in questa campagna elettorale, ha fatto di tutto per evitare che si parlasse di questo argomento e le sardine hanno fatto la loro parte chiedendo per primi di poter manifestare nel paesino in provincia di Reggio Emilia proprio nel giorno in cui Salvini aveva indetto una sua manifestazione. La questura, ovviamente, ha però dato la precedenza alla Lega in quanto partito politico e ha spostato l’evento delle sardine a 200 metro di distanza da quello della Lega.

Lorenzo Donnoli, uno dei portavoce del movimento, dal salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, invece, negli scorsi giorni, ha individuato nel Papeete il “luogo simbolico per chiusura campagna elettorale". Prontamente è arrivata la risposta dei gestori dello stabilimento balneare che, in questo periodo, è chiuso. ''Mi sembra un’idea molto fresca fare il bagno in questo periodo. Penso che si congeleranno. L'acqua è a 8-9 gradi. Consiglio di fare il bagno se se la sentono, ma io non lo farei. Non capisco molto di politica ma fare il bagno al mare d'inverno mi pare una grande stupidaggine'', ha dichiarato al programma radiofonico ‘Un giorno da pecora’ Marco Valtancoli, direttore del Papeete Beach di Milano Marittima. Nonostante queste raccomandazioni pare che le sardine chiuderanno la loro campagna elettorale, proprio lì dove Salvini ha fatto crollare il governo gialloverde. Certo, è alquanto strano che un movimento che si dichiara apartitico chiuda la campagna elettorale a sostegno del governatore uscente del Pd, nonostante non abbia alcun suo esponente candidato.

Il futuro: le sardine diventano partito?

Un ulteriore segno del fatto che in Emilia Romagna si gioca il futuro politico delle sardine. "Se Bonaccini perdesse, sarebbe tutto più difficile. Se vincesse, noi saremmo il vero elemento nuovo del voto e qualcosa bisognerà costruire...”, ha dichiarato Mattia Santori al Quotidiano Nazionale, annunciando di fatto la volontà di trasformare le sardine da movimento a partito. In realtà, si sono già costituite in associazione ufficialmente per rendere più trasparente le raccolte fondi con cui finanziano i loro eventi. L’ultimo, in ordine di importanza e imponenza, è stato quello che si è tenuto il 19 gennaio in piazza VIII Agosto a Bologna, dove è stato allestito persino un palco sul quale si sono alternate varie personalità e artisti come: Fabrizio Barca e Patrizio Roversi, Sandro Ruotolo, Modena City Ramblers, Il Terzo Segreto di Satira, Marlene Kuntz, Alessandro Bergonzoni, Pif, Moni Ovadia, Afterhours e Subsonica. Il prossimo e più importante appuntamento è quello fissato per il 14 e 15 marzo a Scampia, quartiere degradato di Napoli dove si “aprirà la terza fase del movimento”. Tradotto: la nascita del partito delle sardine.

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