
Pasquale Angelosanto, classe 1958, è un generale dei Carabinieri. Ha avuto molti ruoli nella sua carriera. È stato per sei anni il capo dei Ros ed ha guidato l'operazione che portò alla cattura di Matteo Messina Denaro. Da Gennaio 2024 anni è stato chiamato dal governo all'incarico di coordinatore nazionale della lotta all'antisemitismo
Generale, che mandato ha avuto dal governo?
"La presidenza del Consiglio - rinnovo il ringraziamento al presidente del Consiglio per la fiducia accordatami - mi ha incaricato, quale nuovo Coordinatore nazionale per la lotta all'antisemitismo, di aggiornare la strategia di contrasto al fenomeno antisemita dato che l'ultima era stata approvata nel 2021. Doveroso farlo visto l'aumento dei casi e le numerose manifestazioni caratterizzate da odio antiebraico che si andavano registrando anche in Italia, in seguito agli atti terroristici del 7 ottobre 2023. Il gruppo di lavoro che ho presieduto ha elaborato la nuova strategia che il 19 febbraio scorso è stata presentata al Consiglio dei ministri e si compone di cinque direttrici strategiche, 22 obiettivi e 68 azioni strumentali".
L'antisemitismo in questo momento è molto diffuso in Italia?
"A partire dal 7 ottobre 2023, vi è stata un'esplosione di atti antisemiti: oltre 450 nel 2023 e circa 900 nel 2024. Nei primi sei mesi di quest'anno la tendenza non si discosta da quella dello stesso periodo dell'anno scorso. L'aspetto di maggior rilievo non è però la crescita numerica, quanto la progressiva estremizzazione delle condotte antisemite, l'aumento dei crimini d'odio".
Riguarda soprattutto i giovani?
"È difficile dare una risposta. Emerge dai dati un allarmante 30 per cento di cittadini che negano o sminuiscono la Shoah. Ma mentre in passato si rilevava uno zoccolo duro impermeabile all'insegnamento della storia e alle testimonianze dirette dei sopravvissuti o dei loro famigliari, negli ultimi quattro anni riscontriamo una sostanziale stabilità, indicativa dell'efficacia dello sforzo in atto, che dimostra come sia importante agire sull'istruzione, sulla formazione e sui percorsi della memoria, a partire dai più giovani, la parte più sensibile della popolazione".
Chi lo fomenta?
"Senza demonizzare la rete e l'intelligenza artificiale, questi ambienti sono fortemente condizionanti nella formazione di opinioni e nella possibile distorsione della realtà. Sono aumentate le condotte violente online, i discorsi d'odio antisemita, l'apologia e la negazione o minimizzazione della Shoah. Inoltre, i contenuti generati o manipolati artificialmente incidono sul dibattito civico, in termini di discriminazioni, errori, eccessiva semplificazione, manipolazioni e cosiddette allucinazioni di eventi".
È un prodotto diretto della guerra a Gaza o già esisteva?
"L'antisemitismo contemporaneo assume molte forme, vecchie e nuove, una delle quali consiste nel considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele. Tale caratterizzazione della minaccia antisemita si estrinseca anche negli attacchi terroristici perpetrati in Europa contro persone e luoghi simbolo delle comunità ebraiche realizzati da attori solitari riconducibili al radicalismo islamista e all'estremismo più marcatamente neo-nazista".
È più legato alla ideologia neofascista che ancora sopravvive in qualche piccolo gruppo di destra, o e più legato ai gruppi della sinistra pro Pal?
"La polarizzazione del dibattito sul conflitto alimenta le istanze anti-sioniste a sostegno della causa palestinese che va dalla sinistra antagonista, marxista-leninista e anarco-insurrezionalista, all'estrema destra neo-fascista e neo-nazista, che ha assunto punti di convergenza con il jihadismo, detto white jihadism. Tale ibridazione ideologica incide nell'aumento degli episodi di antisemitismo anche in Italia.
È violento, o rischia di diventarlo?
"Espressioni e manifestazioni violente, anche gravissime, si erano già registrate in passato, in periodi di non aperta belligeranza tra Israele e Hamas, prima del 7 ottobre 2023, ed evidenziano la pericolosità permanente di tale minaccia in Europa".
È sempre dichiarato o è spesso nascosto?
"Dopo la tragedia della Shoah, l'antisemitismo s'era nascosto, ma l'affievolimento del ricordo e della memoria l'hanno fatto uscire allo scoperto. È un pregiudizio strisciante che fa leva sulla scarsa conoscenza per dare una lettura grossolana e superficiale alla complessità delle crisi internazionali".
C'è differenza tra antisemitismo e antisionismo?
"La demonizzazione del sionismo è una forma insidiosa di antisemitismo, spesso mascherata da attivismo o solidarietà. Si possono certo criticare le politiche del governo israeliano, come di qualunque altro Stato, ma la demonizzazione avviene quando si equipara il sionismo al razzismo, al colonialismo, al suprematismo bianco, finanche al nazismo. È preoccupante la diffusione tra i giovani, attraverso social media e online, con contenuti emotivi, visivamente forti, dalla narrazione semplificata, parziale o distorta.
In che modo lo monitorate?
"La ricerca e la raccolta dei dati sono fondamentali. Attualmente, il monitoraggio è gestito da una rete di attori istituzionali e dell'associazionismo ebraico. La prospettiva è realizzare un sistema innovativo, con un'analisi di scenario utile al decisore politico".
Oggi per un ebreo è pericoloso girare in città indossando la tradizionale Kippah?
"Quando si costringe una persona a nascondere emblemi o simboli religiosi e quindi la propria identità, la questione riguarda la sicurezza nazionale e ha un'importanza centrale, perché compromette l'esercizio di diritti fondamentali.
E ciò comporta l'adozione di strumenti operativi, ora indicati nella Strategia nazionale, di carattere preventivo culturali, educativi, formativi e di diffusione della conoscenza dell'ebraismo e repressivo, entrambi funzionali a una più efficace e complessiva lotta all'antisemitismo".