Oggi nuovo turn over in Forza Italia: si dimette il capogruppo alla Camera Paolo Barelli (foto) ed entra, se stasera andrà tutto liscio, Enrico Costa. L'operazione è firmata da Gianni Letta, al fianco del leader Antonio Tajani e approvata dalla famiglia Berlusconi, ma non è indolore com'è stato poche settimane fa al Senato quando a Maurizio Gasparri è subentrata Stefania Craxi o nel 2023 a Montecitorio quando Alessandro Cattaneo ha lasciato il posto senza proteste allo stesso Barelli.
Stavolta, c'è nervosismo nell'aria, anche perché non è chiara la nuova destinazione del capogruppo uscente, che si sfoga uscendo nel pomeriggio da Palazzo Chigi, dove assicura di non aver incontrato la premier Giorgia Meloni, né altri per discutere del suo ricollocamento forse come sottosegretario. "Normalmente i partiti si guidano dall'interno", sbotta Barelli, i figli di Berlusconi "hanno un affetto scontato per il partito, che è carne della loro carne, frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessano. Dopodiché c'è la quotidianità e bisogna starci dentro".
Nel quadro del rinnovamento chiesto con decisione da Marina e Pier Silvio anche nell'incontro di venerdì a Cologno Monzese con il segretario azzurro, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè stamattina dovrebbe vedere Tajani per concordare altre sostituzioni, ruoli come vicario, tesoriere, delegati d'aula, forse portavoce. Le figure nuove potrebbero essere femminili: Patrizia Marrocco, Isabella De Monte, Erica Mazzetti.
Ma intanto è Barelli a prendersi la scena, perché avverte: "A me non mi ha dimesso nessuno. Avete parlato di firme ma le firme non ci sono. Mi ha indicato Silvio Berlusconi, presidente del partito, sono stato eletto dai parlamentari: erano 44 alle elezioni, ora sono 54 e questi 10 sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo, in Fi. Costa è stato il secondo a rientrare (da Azione, ndr) e io l'ho fatto vicepresidente della commissione Giustizia, visto che è specializzato nella materia. È una brava persona". È senza freni, ma più tardi, al Giornale, spiega di non aver voluto attaccare i Berlusconi, con i quali ha "un ottimo rapporto, ma non relazioni, incontri. Certi giudizi su di me di cui ho sentito parlare non so da dove nascono". Poi aggiunge: "Prendo atto della situazione, dopo aver parlato con Tajani, che vive un momento di difficoltà e visto che l'incarico non è a tempo indeterminato e l'elezione del presidente la fa il gruppo, l'ho convocato dopo l'aula per dire che non ho la volontà di continuare e proporre Costa. Ritengo che le mie indicazioni saranno seguite, io per me non ho problemi e il mio contributo nel centrodestra rimane intatto come il sostegno al governo Meloni".
Nella lettera ai deputati azzurri l'appuntamento è per le 20, Barelli scrive che ritiene "conclusa la mia esperienza di presidente" e annuncia "una proposta alla successione".
Rimane la questione dei congressi regionali annunciati da Tajani per maggio che sarebbero rinviati, o celebrati solo dove non ci sono tensioni interne, mentre il congresso nazionale non sarebbe prima
delle elezioni ma dopo. Di questo Tajani ha delegato a parlare con Marina Berlusconi il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che proprio ieri ha incontrato a Milano la figlia del fondatore. Obiettivo: l'unità di Fi.