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"I Carc si richiamano alle Brigate rosse". E trovano il sostegno di anarchici e islamisti

Indagate sei persone a Napoli e Firenze (tra cui un minore) per terrorismo e eversione

"I Carc si richiamano alle Brigate rosse". E trovano il sostegno di anarchici e islamisti
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Il fronte antagonista comincia a essere scalfito, inchiesta dopo inchiesta e oggi c'è chi è sotto indagine per il reato previsto dall'articolo 270-bis. È questo il principale illecito contestato agli esponenti del Partito dei Carc e dei simpatizzanti. Si tratta di sei persone in tutto, compreso un minorenne, che ieri mattina sono stati oggetto di perquisizioni, a Firenze e a Napoli, da parte della Digos. Tra gli indagati ci sono anche tre componenti della direzione dei Carc: Paolo Babini, Igor Papaleo, Marco Coppola, che sono stati ascoltati in Questura da cui sono usciti alcune ore dopo in stato di libertà. L'articolo 270-bis punisce le "associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico" ed è un'accusa grave nei confronti della sigla extraparlamentare, che in base al tipo di responsabilità prevede fino a 15 anni di reclusione. Nel mandato di perquisizione della procura di Napoli è stato specificato che l'associazione contestata "si richiama all'operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse", con l'aggravante di aver coinvolto anche un minore. Si tratta di veri e propri epigoni delle Br che possedevano materiale di istigazione e apologia al terrorismo rosso.

Da anni il partito dei Carc ha alzato il livello dello scontro, almeno da quando a Palazzo Chigi si è insediata Giorgia Meloni alla guida di un governo di centrodestra, tanto che le manifestazioni di piazza hanno assunto carattere di violenza crescente.

Dai Carc, a partire da quel momento, è stata tracciata la rotta che, nelle loro intenzioni, deve portare alla "cacciata" del governo e all'insediamento di un esecutivo "di blocco popolare".

Gli stessi che hanno portato avanti una campagna referendaria per il no raffigurando la premier a testa in giù. Le teorie profetizzate dagli esponenti di questo partito, che si colloca all'estremità della sinistra radicale, prevedono che "quando vige un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto" e che è "necessario rendere ingovernabile il Paese a qualunque governo delle Larghe Intese. Renderlo ingovernabile dal basso".

Sono tesi reiterate nelle dichiarazioni di intenti che, probabilmente, per chi sta indagando hanno una base di pericolosità concreta. Ed è per questo che le indagini sono ancora in corso: la perquisizione è stato solo un ulteriore step che i pm di Napoli hanno ritenuto essenziale per la prosecuzione del filone.

I Carc hanno poi subito chiamato a raccolta i loro seguaci in una manifestazione di protesta contro questo presunto regime repressivo e, nel mentre, non si è fatta attendere la mobilitazione delle sigle vicine, tra cui spicca il fronte anarco-insurrezionalista, che ha voluto esprimere solidarietà e vicinanza di intenti nel combattere la repressione che, secondo loro, starebbero subendo i loro compagni di lotta. "Esprimiamo la nostra solidarietà all* compagn*colpit* che, dopo più di 6 ore di fermo, sono stat* rilasciat* senza misure cautelari. Lo sfruttamento, la povertà, le guerre, i genocidi del capitale necessitano di una risposta di massa che coinvolga i più ampi settori della classe lavoratrice e della popolazione sfruttata: lo ribadiamo nuovamente e fermamente. Non un passo indietro": è questo il messaggio del noto centro islamico di Napoli, Handala Ali, la rete liberi di lottare, l'unione degli studenti campana e altri gruppi antagonisti.

Il ritorno della violenza rossa desta sempre più preoccupazione, soprattutto in

vista delle due date calde, il 25 aprile e il 1° maggio: hanno già cominciato a organizzarsi per adunarsi e creare disordini. Dai gruppi Telegram a quelli Whatsapp "la settimana di lotta", come amano definirla, è già pronta.

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