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I dissidenti iraniani: "L'Italia non si avvicini ai regimi"

Rostami: "Temo processi squilibrati". Tabrizi: "Andiamo verso le democrazie"

I dissidenti iraniani: "L'Italia non si avvicini ai regimi"
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Sì alla separazione delle carriere, Sì alle garanzie nel processo, Sì allo stato di diritto.

Per i dissidenti iraniani più noti e attivi in Italia - interpellati dal Giornale - la "giustizia giusta" è una questione di libertà. Legata alla battaglia per la libertà del loro popolo. E ben impressa nella mente di tutti è quella "mappa" in cui l'Italia - con le carriere unificate di oggi - sta con Iran, Russia e altri Paesi autoritari, mentre dall'altra parte si vedono Gran Bretagna, Paesi scandinavi e democrazie europee. "Voterò Sì perché in una democrazia chi accusa e chi giudica devono essere due figure completamente separate - spiega in un video Ashkan Rostami - oggi hanno la stessa carriera e una vicinanza che non aiuta l'equilibrio del processo. Sistemi simili esistono soprattutto dove la giustizia è squilibrata, come nel caso del regime islamico dell'Iran". "Separare le carriere significa avere processi più equi e una giustizia più garantista per tutti i cittadini". Motivazioni perfettamente liberali e "laiche".

E pochi dubbi ha Rayhane Tabrizi, attivista iraniana che molti hanno imparato ad ammirare per il coraggio nelle manifestazioni dei mesi scorsi. "La magistratura - dice - deve essere neutralità pura, per poter portare avanti la vera giustizia, lontano da qualsiasi credo o influenza politica". "Ho tanti motivi per cui dico Sì alla separazione delle carriere - osserva - il giudice deve decidere e il pm deve indagare. Molti altri paesi europei hanno già carriere separate e io penso che anche l'Italia debba seguire questi esempi di buon senso e modernità. Altrimenti rischiamo di fare passi indietro". La magistratura politicizzata rimanda a uno Stato etico: "Questo mi fa paura - spiega - in Iran la magistratura è completamente politica e pro-regime, ed è per questo che lì non esiste una vera giustizia. Non vorrei che l'Italia, la mia seconda casa, dove ho trovato la libertà, diventasse un posto un po' più simile all'Iran sotto il regime della Repubblica islamica". Inevitabile il giudizio sulla sinistra italiana, fredda verso l'anelito di libertà degli iraniani: "Oggi - dice Rayhane - la sinistra sembra voler cancellare gran parte della sua storia positiva. Trovo ironico che l'idea della separazione delle carriere sia partita in passato dalla sinistra ma ora, poiché è la destra a promuoverla, la sinistra cosa fa? Calpesta l'origine della proposta e dice No solo per contrastare la destra. Che ipocrisia".

"Questo non significa che ora io sia di destra - conclude - ma ora non ho più considerazione per una sinistra che durante i massacri in Iran e la guerra ci ha completamente abbandonati, puntando il dito contro di noi. Spero che possano togliersi gli occhiali dell'ideologia e tornare a essere come un tempo, anche per rendere omaggio agli eroi della sinistra che hanno liberato l'Italia".

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