"Mi sorprende che il sondaggio che accredita Vannacci del 4,2% sia stato letto come un campanello di allarme per il centrodestra". Salvatore Vassallo, politologo e professore di Scienze politiche all'Università di Bologna, invita alla cautela nell'interpretare la prima rilevazione che attribuisce all'ex generale un consenso autonomo sopra la soglia di sbarramento.
Vassallo osserva da tempo l'andamento comparato delle intenzioni di voto delle coalizioni. "Dall'inizio del 2022 un'area molto eterogenea come il centrosinistra nel suo complesso, da Bonelli a Calenda, il campo larghissimo', tende a ottenere una percentuale leggermente superiore a quella del centrodestra. Questo sondaggio delinea uno scenario diverso. Al netto del 4,2% attribuito a Vannacci, i quattro partiti della maggioranza raccoglierebbero più consensi dei sei dell'opposizione. Quindi in base allo stesso sondaggio se Vannacci si coalizzasse con il centrodestra insieme arriverebbero addirittura al 51% e il campo larghissimo al 46,2%. Stimare oggi il potenziale elettorale di Vannacci è un'operazione complicata". Tanto più che la stessa rilevazione indica che circa metà dei voti di Vannacci proverrebbe dall'interno della coalizione.
Quanto alla sua possibile collocazione politica futura, Vassallo appare scettico sull'ipotesi di un ingresso stabile nel perimetro del centrodestra. "La mia impressione, da semplice analista, è che sia molto improbabile. È probabile che Vannacci finisca nel Gruppo Europa delle nazioni sovrane, creato da Afd, nato quando Marine Le Pen ha valutato che Afd fosse indifendibile e l'ha escluso da Identità e democrazia, il gruppo ora denominato Patriots for Europe di cui fa parte la Lega. Insomma Vannacci sembra destinato a collocarsi tra l'estrema destra e continuare a prendere posizioni molto distanti da quelle degli alleati italiani". E c'è anche un problema di convenienza politica: "Se i suoi voti arrivano soprattutto dall'esterno della coalizione, non si capisce perché i leader dovrebbero portarsi in casa un attore che potrebbe porre veti da posizioni estreme e insostenibili".
Per valutare davvero il peso di Vannacci, secondo Vassallo, è utile tornare alle elezioni europee del 2024. "La Lega ha preso il 9%, ma non per merito di Vannacci". Anzi, nota Vassallo, "nelle circoscrizioni dove Vannacci ha ottenuto più preferenze, la Lega ha perso voti". I veri incrementi si sono registrati altrove, "là dove erano candidati profili fortemente radicati come Aldo Patriciello nel Sud continentale o Raffaele Stancanelli nelle Isole".
C'è poi un dato strutturale che ridimensiona il fenomeno Vannacci. "Storicamente esiste un rapporto abbastanza costante tra i voti di lista della Lega e le preferenze del capolista: Salvini oscillava tra il 22 e il 26%. Nel 2024 Vannacci ha replicato quello schema, anche se in valori assoluti più bassi.
Gran parte delle sue preferenze sono di leghisti che lo hanno scelto considerandolo in simbiosi con Salvini. A inizio 2024 la Lega era stimata all'8,8%. Dopo l'accordo con Vannacci ha preso l'8,97%. Sono grandezze simili: non si è verificato alcun aumento degno di nota".