L'Hantavirus avanza, piano, come un topo circospetto, ma avanza. Senza allarmismi globali, ma avanza. Ieri l'Organizzazione mondiale della sanità ha portato il conteggio dei contagi provocati dalla crociera maledetta della MV Hondius a 11 (nove conclamati e due sospetti) mentre i decessi sono fermi a tre dal 2 maggio, quando è morta una tedesca il cui corpo è ancora in una cella frigorifera della nave battente bandiera olandese che sta viaggiando da Tenerife a Rotterdam. Prima di lei il paziente zero, il birdwatcher olandese di 70 anni che aveva contratto il virus prima di imbarcarsi, durante una visita a una discarica di Ushuaia che richiama gli appassionati per la presenza di uccelli rari a caccia di cibo. E poi la moglie, che ha contribuito alla possibile diffusione del virus fuggendo dalla nave a Sant'Elena, volando a Johannesburg e qui cercando di decollare per Amsterdam prima di morire.
Secondo l'Oms comunque "il rischio per la salute globale è basso", come dice il direttore generale, Tedros Adhanom Gebreyesus in una conferenza stampa con il premier spagnolo Pedro Sanchez al Palazzo della Moncloa. "Tutti i casi sospetti e confermati - aggiunge - sono stati isolati e si stanno gestendo sotto la supervisione medica più stretta, minimizzando così il rischio di qualunque ulteriore trasmissione. In questo momento, non c'è nulla che faccia pensare che ci sarà un focolaio maggiore" anche se "è possibile che si rilevino più casi nelle prossime settimane".
Attualmente il caso che preoccupa di più è quello della cittadina francese che si trovava sulla nave e che ha iniziato a manifestare i sintomi del virus sul volo che la portava da Tenerife a Parigi. È sempre "in gravi condizioni" ricoverata in rianimazione in un ospedale, come ha ricordato ieri la ministra transalpina della Salute, Stéphanie Rist. La donna sarebbe affetta dalla forma cardiopolmonare "più severa" della malattia, e respira con "un polmone artificiale". Rist ha anche ribadito che "sono in totale 22 i casi di contatto identificati in Francia", e che sono stati tutti "contattati, testati, ricoverati o in corso diricovero e oggetto di un monitoraggio sanitario rigoroso".
La ministra francese appare inquieta: "Ci sono cose che ancora non sappiamo. Non abbiamo ancora la totalità del sequenziamento del virus. Non abbiamo la certezza per poter dire che il virus non sia mutato". Accanto a lei l'infettivologo Xavier Lescure aggiunge motivi di cruccio: "Non c'è alcun vaccino contro il virus delle Ande, e per curare i malati non abbiamo trattamenti antivirali approvati ed efficaci. Diamo loro soltanto cure di supporto. Al momento non conosciamo i fattori di rischio di gravità della malattia, contrariamente al Covid. Abbiamo pochi dati. Abbiamo pochi elementi chiari per considerare che una popolazione è a rischio". Anche uno spagnolo positivo ha cominciato ieri a manifestare sintomi, in particolare "una febbricola e sintomi respiratori", come informano fonti del ministero della Sanità.
Emerge anche un altro morto per Hantavirus, ma non è collegato all'odissea della nave Hondius, anche perché e ben antecedente. Si tratta di un 46enne residente a Carmo do Paranaíba, nello stato di Minas Gerais che avrebbe avuto un contatto con un roditore selvatico in un campo. I primi sintomi si sono manifestati il 2 febbraio, con un mal di testa, il decesso è avvenuto appena sei giorni dopo.
"Si tratta di un caso isolato, non correlato ad altri casi della malattia", hanno specificato le autorità sanitarie locali. Anche lo stato di Paraná ha confermato due casi. Uno nella città di Pérola d'Oeste, vicino al confine con l'Argentina, e l'altro a Ponta Grossa.