"Ci stiamo preparando a parlare tutti la stessa lingua..." annunciava qualche tempo fa il finale di uno dei tanti spot passati sulle reti Rai per reclamizzare le Olimpiadi di Milano-Cortina. Scorrevano immagini e musica per aggiungere poco dopo: "la lingua dello sport...". In attesa delle gare, e nonostante l'idioma ufficiale del Cio sia in realtà francese, però pare proprio che, se non tutti, in tanti (tantissimi) quando si tratta dei Giochi ormai comunichino solo in inglese che è la lingua dello sport e quindi più che comprensibile per farsi capire con atleti, delegazioni, staff. Un po' meno invece nella comunicazione quotidiana delle nostre normali relazioni. E allora in questi mesi, e probabilmente per i mesi a venire, stiamo familiarizzando con inglesismi di cui sinceramente si potrebbe anche fare a meno. Qualche esempio? La "legacy". Alzi la mano chi non si è chiesto almeno una volta cosa sia la legacy, cioè quell'insieme di strutture che dopo i Giochi resteranno a Milano e Cortina. Troppo banale parlare di eredità? Forse. Ma peggio va con le "venues". Tutti ne parlano non tutti sanno forse che altro non sono che le località che ospiteranno gare e incontri. Ma vuoi mettere? E si potrebbe continuare con la "family", con "l'olympic village", il "dome", i "coach", lo "score" tutte parole che valgono la stessa cosa anche in italiano ma forse fanno un po' provinciali. Pochi giorni fa nell'atrio dell'aeroporto di Linate, ma molti altri ce ne sono in città, è stato installato uno schermo per seguire in diretta gare, cerimonie e premiazioni: lo hanno chiamato "visual" convinti forse che così funzioni meglio... Chissà perché ci lasciamo tanto affascinare dall'uso "improprio" dell'inglese. Probabilmente nell'illusione di apparire più alla moda, più cosmopoliti, moderni, meno anziani (qui però la parola "boomer" ci stava) di ciò che in realtà siamo.
O forse perché è il modo migliore per far sembrare più interessante e appetibile un evento che in realtà è già iconico di per sé senz'altro aggiungere. Vale per tutto, a maggior ragione per questi Giochi olimpici che vanno a cominciare. "Olympic games", ça va sans dire...