Politica internazionale

"Io non rimpiango nulla. Un rammarico il muro fra Occidente e Russia"

Berlusconi a tutto campo con "Panorama": "Renzi? Analisi brillanti, ma poi si ferma lì"

"Io non rimpiango nulla. Un rammarico il muro fra Occidente e Russia"

L'occasione è quella dei sessant'anni del settimanale Panorama. Creato, appunto, nel 1962 da Arnoldo Mondadori. Tempo di bilanci, dunque, per il giornale che nel suo ultimo numero intervista tra, gli altri, anche Silvio Berlusconi, testimone prima e protagonista poi a lungo della vita della testata. Anni «ruggenti» li definisce l'intervistatore che chiede al leader azzurro se, guardandosi indietro, ha dei rimpianti. «Come dice una bellissima canzone di Edith Piaf - spiega Berlusconi -, Je ne regrette rien, non rimpiango né rinnego nulla. Se ho commesso errori l'ho fatto perché ho creduto troppo nella libertà. E li rifarei». Un solo rammarico, semmai, aggiunge il presidente di Forza Italia: quel muro al momento invalicabile tra Occidente e Russia. E con la mente torna ai giorni di Pratica di Mare. Giorni consegnati alla Storia anche attraverso il celebre scatto che lo ritrae tra George Bush e Vladimir Putin. «La mia speranza di allora - racconta Berlusconi a Giorgio Gandola - era che la Russia, con la caduta del comunismo e la fine della Guerra fredda, potesse gradualmente divenire parte dell'Occidente e dell'Europa, alla quale certamente appartiene per storia, cultura, letteratura, musica, religione, stile di vita. Avere la Russia dalla nostra parte nelle grandi sfide planetarie, a cominciare da quella con la Cina, avrebbe potuto fare la differenza. Non tutti in Occidente hanno capito l'importanza di quella prospettiva. E quando gli viene chiesto quale titolo vorrebbe leggere su Panorama per sintetizzare la sua avventura, la risposta è secca: «Non vorrei leggerlo perché le sintesi si fanno alla fine. E io mi sento di dover fare e dare ancora tanto». Un Berlusconi, insomma, ancorato stabilmente al presente. Con battaglie molto importanti da condurre. A cominciare da quella per portare le pensioni minime a 600. Obiettivo che ancora citava l'altra sera alla cena sociale del Monza calcio. Dove ha parlato anche della decontribuzione per i neoassunti. «La mia idea è detassare e decontribuire le assunzioni dei giovani tra i 18 e i 34 anni. Questo - ha spiegato - dà a tutti gli imprenditori e tutte le imprese una grande convenienza di assumere giovani».

Il presente è anche l'alleanza di governo. È il pieno sostegno, come ribadito anche nell'intervista, all'esecutivo di Giorgia Meloni. «In politica la coalizione che ho creato 28 anni fa è oggi al governo del Paese - racconta a Panorama -: grazie a quella mia intuizione il centro e la destra democratica, insieme, possono offrire un governo agli italiani». Berlusconi ricorda la sua discesa in campo e il primo degli alleati: Umberto Bossi. «Superate le divergenze del 1994 - spiega -, con lui è nato un rapporto non solo di lealtà ma di amicizia e affetto personale. Lo stesso che oggi mi lega a Matteo Salvini e a Giorgia Meloni. Non per questo rinuncio ad affermare le idee di Forza Italia, che sono in parte diverse dalle loro; se così non fosse non saremmo una coalizione ma un partito unico».

C'è anche spazio per l'opposizione nella sua lunga chiacchierata con il settimanale. E un nome su tutti spicca: quello di Matteo Renzi. «Spesso, quando lo ascolto mi domando se non abbia scelto la metà campo sbagliata - dice Berlusconi -. Le sue analisi sono lucide e brillanti. Peccato che non ne tragga mai le conseguenze».

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