L'ordine pubblico italiano sconta ancora gli incidenti di Genova 2001: da lì in poi c'è stata una sedimentazione di circolari e di prassi che hanno imposto una calmata strutturale e mai recuperata. Oggi intervengono i Reparti Mobili della Polizia dei Carabinieri con la regia del questore e il coordinamento della Digos, e la differenza tra corpi conta poco, perché la dottrina è unica e prevede gradualità estrema, distanza fisica, possibile uso di strumenti di allontanamento (lacrimogeni, idranti) e cariche come soluzione estrema, quasi sempre "di alleggerimento" e non di rottura, il tutto cercando di evitare corpo a corpo e catture "a caldo". Ne deriva una prudenza e un auto-contenimento decisamente superiori alla media europea.
ITALIA, CHI DECIDE
Decidono i giudici, ma prima ancora decide una somma di pressione politica, esposizione mediatica e timore giudiziario degli agenti. In pratica è la politica che stabilisce quando cominciare a fermare una manifestazione violenta. Sabato lo si è visto: apparato preventivo enorme, controlli e identificazioni, ma poi, quando è iniziata la fase "militare", la risposta è rimasta entro uso di gas, idranti e piccole avanzate. La guerriglia è finita per arretramento e dispersione, non perché sia stata chiusa nettamente. Il nervo scoperto è il circuito arresto-convalida che è percepito come incerto, ossia, tipicamente: notte in camera di sicurezza, poi giudice, mancata convalida (o misure blande) e libertà. Le denunce senza arresto evaporano nel tempo giudiziario e, alla polizia, spesso passa la voglia di esporsi fisicamente e di correre rischi personali e giudiziari. Per chi attacca un poliziotto le pene sono elastiche, filtrate dal contesto: la custodia cautelare sarebbe dovuta, ma non è automatica, dipende dal giudice che ravvisi "gravità concreta" e "pericolo attuale". Sabato sera, su internet, si leggeva di una ventina di arresti, alla fine erano tre.
FRANCIA, I PIÙ CATTIVI
I francesi si sarebbero mossi prima e più duramente. La differenza è normativa: l'articolo 211-9 disciplina la dispersione e legittima l'uso di armi (con proiettili di gomma) e i manifestanti, sabato, saturati di gas, sarebbero stati tenuti a distanza dall'edificio sgomberato e dal campus universitario. Episodi-limite: incendio di un mezzo e aggressione a un agente, cui segue cattura immediata e chiusura fisica dell'evento. Per chi attacca un poliziotto vale l'articolo 222-14-2 che qualifica la violenza come aggravata, con rialzo di pena per azioni di gruppo e armi improprie. Carcere preventivo rapido e frequente.
GERMANIA, TRA ITALIA E FRANCIA
Più vicini ai francesi, comunque: la norma-chiave è il paragrafo 15 (Versammlungsgesetz) che permette di sciogliere una manifestazione quando l'ordine è minacciato. La polizia (vabbè, Bereitschaftspolizei) privilegia pianificazione, corridoi, separazione del fronte avverso e uso di spray urticante e idranti. A Torino, coi manifestanti spezzati su più fronti, avrebbero subito isolato i gruppi violenti, impedito "aggiramenti" e chiuso l'area. Nessuno garantisce che un episodio come quello dell'agente italiano (isolato e colpito) non possa verificarsi, ma, nel caso, scioglimento e arresti sarebbero immediati e non diluiti. La legge (paragrafo 114) punisce l'attacco a un agente anche se non riportasse lesioni, con varie aggravanti. L'arresto preventivo è più probabile che in Italia, perché il focus è sull'atto, non sul "clima".
STATI UNITI, IN MEZZO L'OCEANO
Il salto di paradigma è totale. Non esistono vere forze antisommossa, la gestione è affidata a polizie statali e locali con l'impiego di "riot police" e, nei casi più gravi, di unità tattiche come le Swat. Norme-chiave come il California Penal Code 407 definiscono una "assemblea illegale" e consentono di disperderla all'istante, e la scala di forza prevista è molto più ampia che da noi. A Torino, di fronte a lanci e incendi, avrebbero agito subito. Gli strumenti includono sponge rounds (proiettili in spugna), bean bag rounds (pallini sparati da un fucile a pompa), pepper balls (proiettili con spray urticante) e flashbang (granate stordenti). L'aggressione a un agente a terra basta per autorizzare arresti di massa.
La probabilità che una manifestazione giunga al punto di non ritorno è bassa, perché l'intervento è tempestivo e intenso: quale che ne sia il costo. L'aggressione a un agente è un reato grave e in molti Stati l'arresto è immediato. La libertà provvisoria è piuttosto rara: soprattutto in caso di attacco organizzato o violento.