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Khamenei jr. nuovo leader. E il regime minaccia l'Ue

Colpiti i vertici, il figlio Mojtaba eletto Guida Suprema. L'avviso: "L'Europa non intervenga, atti di guerra pure le azioni difensive"

Khamenei jr. nuovo leader. E il regime minaccia l'Ue
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Khamenei succede a Khamenei. Stanati e colpiti ovunque si trovino, bombardati non solo a Teheran ma anche a Qom, i vertici della Repubblica islamica perdono altre pedine cruciali per il regime, ma nominano il successore del defunto leader scegliendo il figlio Mojtaba come nuova guida suprema dell'Iran. E nel frattempo continuano a minacciare il resto del mondo. Nel quarto giorno di conflitto chiamano in causa l'Europa, avvisata che qualsiasi complicità con Stati Uniti e Israele sarà considerata "un atto di guerra", anche le azioni difensive annunciate da Parigi, Berlino e Londra, specie dopo il drone iraniano su Cipro.

Colpito al cuore militare, nucleare e politico, il regime barcolla ma mostra di voler continuare nel solco del "grande vecchio" della teocrazia eliminato nei primi minuti di guerra il 28 febbraio. La scelta del nuovo dittatore è arrivata nel momento più difficile per il regime e secondo indiscrezioni sotto pressioni delle guardie della rivoluzione che dimostrano di essere sempre più forti nella teocrazia sotto attacco. Mojtaba, 56 anni e da alcuni dato per morto dopo i primi raid di Israele e Stati Uniti, non fa parte degli alti ranghi del clero sciita iraniano ma è "solo" un chierico di medio-basso rango. Il padre Ali (che sarà sepolto nei prossimi giorni a Mashad) in passato lo aveva escluso dalla possibile successione, anche perché contrario ad una ereditarietà della carica di guida suprema. Mojtaba è anche una figura controversa per essersi arricchito in modo sospetto, con proprietà, immobiliari anche in Occidente. Il secondogenito e figlio prediletto di Ali, che ha combattuto nella guerra contro l'Irak, in passato ha sostenuto Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e secondo i media potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell'orchestrarne la vittoria.

L'annuncio del nuovo leader è arrivato nonostante l'ultimo "colpaccio" dei servizi segreti americani e israeliani che hanno sganciato oltre duecento bombe sul complesso della leadership iraniana a Teheran e anche un rifugio segreto dove operavano scienziati nucleari è stato preso di mira. Il copione si è ripetuto a Qom, dove secondo i media israeliani era riunita l'Assemblea degli Esperti per la scelta del leader. L'edificio è stato distrutto, Teheran sostiene che non ci siano state vittime. Mentre il Wall Street Journal rivela che Trump sarebbe pronto al sostegno di gruppi armati in Iran, disposti a rovesciare il regime. Nessuna decisione però sarebbe ancora stata presa anche perché molte figure che aveva in mente per il post-Khamenei sono morte.

Come a Gaza, verità e propaganda si confondono. Migliaia di iraniani si sono riuniti per commemorare le vittime della scuola femminile di Minab, nella provincia di Fars, dove oltre 160 studentesse sono rimaste uccise, secondo Teheran in un attacco israeliano nei pressi di una base militare.

Israele nega, spiega di aver visto resoconti secondo cui sarebbero stati i Pasdaran ad agire. Washington commenta che "non prenderebbe mai di mira una scuola deliberatamente". Del tutto intenzionalmente, invece, prova ad azzerare i vertici della teocrazia.

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