E nel caso Garlasco entra in scena anche l'agente 007 con licenza di uccidere. Non è il film cult con Sean Connery, ma l'ultimo delirio dell'avvocato Massimo Lovati. L'ex difensore di Andrea Sempio torna sulla scena mediatica del tutto galvanizzato, grazie alla citazione diretta a giudizio per il reato di diffamazione nei confronti dello studio Giarda.
Perché quelle dichiarazioni "gravemente diffamatorie", secondo il pm di Milano Fabio De Pasquale che ora lo porterà a processo, sono l'occasione per Lovati di riconquistare la scena mediatica con le sue teorie oniriche su chi abbia ucciso Chiara, ripartendo dal punto in cui aveva dovuto bruscamente interrompere la narrazione, dopo che, a ottobre scorso, Sempio lo ha liquidato, al culmine di un perdurante scontro con la Procura di Pavia e a un regolamento di conti a suon di messaggi criptici che il legale inviava regolarmente dai salotti tv a oscuri personaggi, i quali, come lui, sarebbero a conoscenza dei segreti di Garlasco.
La sostituzione di Lovati con il collega Liborio Cataliotti aveva determinato, così, la fine del presenzialismo nei salotti tv di "Jerry la Rana", che ora è tornato a sparare sempre più alto. Il pretesto è difendersi dalla diffamazione per cui andrà a processo il prossimo 26 maggio, scaturita dalle dichiarazioni del marzo scorso quando, davanti alla caserma dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano che avevano prelevato il Dna per l'incidente probatorio oggi risultato compatibile con l'aplotipo Y trovato sulle unghie di Chiara, rubò la scena al sospettato per il delitto del 13 agosto 2007, criticando l'inchiesta dei magistrati pavesi e sostenendo che "era frutto di una manipolazione" organizzata dagli avvocati di Alberto Stasi, i quali avrebbero "clandestinamente prelevato il Dna" a Sempio. L'obiettivo vero, invece, è ricominciare a mandare pizzini a chi si nasconde dietro la cortina fumogena innalzata sul delitto di Garlasco. E per farlo, Lovati ha risfoderato il suo sogno, quello del sicario assoldato da un'organizzazione criminale per tappare la bocca alla ragazza, che aveva scoperto segreti indicibili. Una teoria consumata a reti unificate per spostare l'attenzione da Sempio, che lui ha sempre considerato innocente, così come Stasi. Questa volta impreziosita da nuovi particolari, un mix tra la saga di James Bond e gli splatter alla Quentin Tarantino, senza però l'intervento di Mr. Wolf. "Il sicario è un agente segreto, uno 007" ha precisato rispondendo alle domande di Federica Panicucci a Mattino Cinque, per poi sottolineare che sarebbe stato assoldato da "un'organizzazione" per evitare che venissero alla luce "segreti arcani che compromettevano personaggi illustri". Insomma, una sorta di massoneria criminale dedita a pratiche come la pedofilia, il traffico di organi e chissà quant'altro, sebbene stavolta non abbia nominato uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero gli scandali sessuali al Santuario della Madonna della Bozzola, che Lovati conosce bene visto che nel 2014 fece da tramite tra il rettore oggetto dei video ricatti hot, Don Gregorio, e il suo estorsore, il rumeno Flavius Savu, catturato mesi fa dopo una lunga latitanza. "Sento dire che le parti processuali stiano verificando se nel computer di Chiara ci fossero immagini pedopornografiche", ha detto l'avvocato, aggiungendo che se tali immagini esistessero "andrebbero a militare a favore della mia tesi" perché Chiara "stava facendo delle ricerche" su temi specifici, come dimostrerebbe il contenuto della sua chiavetta Usb, dove la ragazza aveva salvato approfondimenti appunto sulla pedofilia, l'anoressia e la cocaina cattiva.
Una chiavetta che ora è oggetto della consulenza informatica disposta dai pm nella nuova indagine contro Sempio. Per Lovati, Chiara avrebbe indagato su qualcosa più grande di lei e, per questo, i potenti avrebbero ordinato il suo assassinio.