"L'abuso d'ufficio non si tocca". Ora l'Ue invade anche la riforma della giustizia

Rischio infrazione: l’abolizione del reato non è conforme alle regole. E la sinistra si aggrappa alle parole del vice procuratore europeo

"L'abuso d'ufficio non si tocca". Ora l'Ue invade anche la riforma della giustizia
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L'Italia rischia la procedura d'infrazione europea in caso di abrogazione tout court dell'abuso d'ufficio, perché «non sarebbe conforme alla normativa internazionale ed europea». Dopo fisco e Pnrr l'invasione di campo europea si allarga anche alla riforma della giustizia.

L'opposizione si aggrappa alle parole del numero due della Procura europea, l'italiano Danilo Ceccarelli e attacca la maggioranza, forte anche dell'appello lanciato dal Procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, che paventa un possibile «vulnus agli obblighi internazionali in materia di corruzione con la convenzione di Strasburgo».

La strada verso cancellazione del «reato di firma» previsto sin dal 1930 dall'articolo 323, che tanto preoccupa sindaci e amministratori locali, si fa più impervia. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio nei giorni scorsi era riuscito a convincere gli alleati - in particolare la Lega Nord - della necessità di abrogare una fattispecie di reato che raramente porta a una condanna (l'85% delle denunce vengono archiviate dai pm), ingigantita e complicata per la sua generica formulazione dal combinato disposto della norma sul «traffico d'influenze» prevista dall'articolo 346-bis.

Al Consiglio dei ministri entro fine mese è atteso un corposo pacchetto di riforme nel quale trova spazio una rivisitazione complessiva dei reati contro la pubblica amministrazione. L'altolà Ue rimette di nuovo l'abolizione in discussione. «Gli obblighi descritti dalle fonti internazionali ed europei coincidono con l'attuale formulazione delle due fattispecie operate dal codice penale italiano», ha infatti avvertito ieri il viceprocuratore capo della Procura europea.

Come se ne esce? «Per i reati corruttivi che preoccupano l'Europa non cambia nulla», assicura l'azzurro Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia, primo firmatario della proposta di legge per abolire questa norma spauracchio diventata strumento di lotta politica in mano alle opposizioni per causare paralisi e rallentamenti nella pubblica amministrazione. «Molti sindaci non riescono a lavorare per il proprio territorio in maniera serena per la paura della firma», ribadiscono gli azzurri, che sottolineano come le pochissime condanne dimostrino quanto spesso le contestazioni agli amministratori siano strumentali.

Diversa l'opinione dell'opposizione. Secondo la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani «governo e maggioranza hanno il dovere di prestare grande attenzione alle parole pronunciate in commissione Giustizia, alla vigilia del varo di una direttiva anticorruzione dell'Unione». Secondo i grillini l'abolizione rischierebbe di indebolire l'immagine dell'Italia, proprio adesso che sono in arrivo i soldi del Pnrr e che, come ha ricordato Melillo, serve maggiore attenzione «sul profondo e diffuso condizionamento criminale dei comportamenti della pubblica amministrazione».

Per le deputate M5s in commissione Giustizia Valentina D'Orso e Carla Giuliano «la riforma 2020 del governo Conte rispetta perfettamente la convenzione Onu di Merida e le direttive Ue che a breve saranno approvate. Giorgia Meloni, Nordio e il centrodestra si fermino».

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