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L'Anm in Cassazione "abusiva" stile Salis. Ora arriva l'esposto

Mai esistita la concessione del Demanio. La norma sull'Inps delle toghe? Abolita

L'Anm in Cassazione "abusiva" stile Salis. Ora arriva l'esposto
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Anm sine grano Salis. "L'Associazione nazionale magistrati occupa abusivamente la sede del sesto piano nel Palazzaccio dove ha anche sede il comitato promotore del No alla riforma della giustizia", come fosse una Ilaria Salis qualunque. E l'Inps dei magistrati trattiene i loro soldi ma sulla carta non dovrebbe esistere. L'avvocato romano Romolo Reboa prepara le carte che oggi snocciolerà all'Hotel Donna Laura Palace di Roma di oggi - l'evento è previsto alle 18 - davanti al presidente del Comitato nazionale per il Sì Carlo Scala e altri relatori illustri come Italo Bocchino, Maria Beatrice Scibetta, Civita Di Russo e altri giuristi per denunciare una situazione di illegalità che dura da almeno 20 anni.

Dopo la polemica sul Comitato del No, il segreto sugli iscritti che lo finanziano e la compatibilità tra l'Anm e il suo ruolo "politico" nella corsa referendaria del prossimo 22 e 23 marzo, il legale si è chiesto se esistono atti amministrativi che legittimino l'utilizzo da parte del sindacato delle toghe ("che è e resta un associazione privata", ribadisce) di un ufficio dentro la Cassazione. Dall'accesso agli atti la risposta è no: "Non ci sono carte né contratti, come prevede la norma sull'affidamento degli spazi in beni appartenenti al Demanio".

Qualcosa in più siamo riusciti a saperla sbirciando la lettera che lo stesso Reboa ha scritto al leader dell'Anm Cesare Parodi (e per conoscenza al Quirinale) citando l'articolo 2 del Dpr 296 del 13 settembre 2005 sulle concessioni mediante pubblico incanto a sei anni (massimo 19), sostenendo che in base all'accesso agli atti l'Anm non rientra "tra i soggetti ai quali l'articolo 6 di tale norma autorizza la concessione di spazi a titolo gratuito ma solo a canone agevolato".

Reboa ha anche interpellato il ministero della Giustizia: "Non ci sono atti concessori" ma un blando richiamo all'articolo 14 dello Statuto dei Lavoratori che il legale romano respinge e oggi spiegherà perché, citando le precedenti concessioni andate a gara, come quella dello sportello bancario del 2021.

"C'è una situazione di illegittimità che si protrae quantomeno dal 2005". E qui l'affondo del giurista è sottile: "Fino a oggi manca l'elemento psicologico del reato di occupazione indebita - scrive Reboa a Parodi - considerando l'ipotesi che ad oggi Ella e i suoi predecessori siate rimasti inerti rispetto alla concessione storica in comodato gratuito, della quale non era necessario accertare contenuto e termini". Dopo l'accesso agli atti e la denuncia di Reboa l'Anm sarebbe al corrente della situazione potenzialmente "abusiva", dunque dovrebbe lasciarli o chiedere una concessione in sanatoria pagando i debiti pregressi.

Non basta. Perché nelle sue ricerche il buon avvocato Reboa ha scoperto una circostanza ancora più inquietante. Dentro il Palazzaccio ha sede anche la Fondazione Francesco Acampora, una specie di Inps dei magistrati che prende il nome dal magistrato che ne fu ideatore e promotore nel 1919.

L'Istituto è presieduto dal Primo presidente della Corte di Cassazione, ha un board e una segreteria, gestisce beni ed eroga sussidi e premi, visto che dal 1951 in automatico preleva lo 0,3% degli stipendi mensili dei magistrati, come ultimamente ha disposto un protocollo d'intesa con l'Anm tra la fine del 2021 e l'aprile del 2022.

Peccato che il Regio decreto-legge 2 settembre 1919 numero 1598 che ha dato origine all'Istituto previdenziale sia stata abrogato nel 2010 dall'allora ministro delle Riforme costituzionali Roberto Calderoli con il decreto legislativo 212 del 13 dicembre. Nessun magistrato si è mai accorto che il suo sindacato occupava una sede abusiva e che versava soldi a un Inps fantasma?

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