Il tentativo di dare una risposta comune alle violenze di Torino è naufragato ancor prima di cominciare. La telefonata tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein dopo gli scontri alla manifestazione per la chiusura del centro sociale Askatasuna non ha prodotto risultati. Anzi. A metà pomeriggio di ieri il lodevole sforzo era già stato archiviato: la maggioranza ha aperto a parole ma non nei contenuti; l'opposizione ha subodorato che fosse "una trappola" del governo per uscire dal cono d'ombra in cui lo aveva precipitato l'immagine dell'attivista ucciso a sangue freddo dall'Ice di Donald Trump a Minneapolis; e infine il mancato accordo per una risoluzione comune è stato il primo effetto della radicalizzazione che produrrà l'addio del generale Vannacci nella Lega come nella coalizione.
I tre ministri presenti ieri al dibattito di Montecitorio in maniera diversa hanno recitato l'epitaffio sul mancato accordo.
"Non credo che si farà - ha spiegato il responsabile dell'Interno, Piantedosi - anche il caso Vannacci non aiuta. Finirà per radicalizzare le posizioni. Non credo però che il generale sul piano elettorale sposti molto".
"Il Pd - è stata la previsione scettica di Carlo Nordio - è stato molto aggressivo qui alla Camera per cui". Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro Luca Ciriani: "È un'impresa impossibile.In più c'è da aspettarsi che ora Salvini e Vannacci si facciano concorrenza su chi è più duro. Anche se l'addio del generale era noto a tutti. Un segreto di Pulcinella".
Eppure l'immagine di una classe politica unita di fronte alla violenza di piazza e al rischio di un ritorno del terrorismo, avrebbe giovato alle nostre istituzioni. Invece i due schieramenti continueranno ad agitare l'uno contro l'altro le immagini simbolo di questi ultimi dieci giorni: l'assassinio a sangue freddo di Alex Pretti ad opera dei pretoriani di Trump a Minneapolis; e le martellate dei black bloc contro il poliziotto Alessandro Calista a Torino.
Un referendum, una scissione e le elezioni politiche fra un anno non favoriscono un'unità di intenti. In più c'è un limite tattico del vertice Pd che nel confronto con il governo ha sempre giocato di rimessa.
Lunedì pomeriggio la Schlein ha impiegato otto ore prima di abbozzare una risposta alla proposta della Meloni di una risoluzione comune facendosi bruciare sul tempo da Conte che non ci ha pensato due volte ad offrire una generica disponibilità. Infischiandosene dei dubbi del suo movimento.
"A quelle teste dure - ha confidato Alfonso Colucci, consigliere fidato dell'ex-premier - ho ricordato il cavallo di Troia: apriamo il confronto su un tema sensibile e poi poniamo condizioni". Nel Pd lamentano che Elly avrebbe dovuto fare lo stesso.
"Ci fossero i comunisti di una volta - è il ragionamento nostalgico di Nico Stumpo - : il Pci avrebbe presentato subito una risoluzione aprendo lui il confronto con il governo. E invece siamo arrivati tardi". "Il problema - confessa un altro piddino, Toni Ricciardi - è che la politica non abita più in questi luoghi. Ma come si fa ad esitare nel dire parole nette contro chi va alle manifestazioni con un martello".
E l'assenza di riflessi ha sempre un costo politico: "È stato più svelto Conte - è il giudizio del viceministro, Maurizio Leo - ha bruciato sul tempo la Schlein costretta a stare appresso alle mille correnti Pd". Sono i mal di pancia della sinistra.
Pure sull'altro versante, però, dopo la scissione di Vannacci aleggiano una serie di incognite. La prima, appunto, è l'eventualità di una radicalizzazione della Lega per non dire di un pezzo della coalizione costretta a coprire il fianco destro dalle incursioni del generale. "Il vero problema - ammette il leghista Candiani - è che Vannacci ci porta via due punti e ci fa perdere le elezioni. Chi ha questo interesse, chi c'è dietro a lui? I russi?! Forse".
Insomma, l'uscita del generale si porta dietro tanti interrogativi. C'è chi vorrebbe rispondergli a muso duro: nel vertice di Fratelli d'Italia, dove albergano molti sostenitori della tesi che porta al Cremlino, già si dice che al primo punto del prossimo programma elettorale della coalizione ci sarà l'Ucraina.
E chi predica prudenza. "Se dovessimo pensare solo a noi - osserva il viceministro del Carroccio, Edoardo Rixi - la sua uscita ci evita un sacco di guai. Inoltre Vannacci prende più voti alla Meloni che alla Lega. Solo che rischia di far perdere la coalizione. Ecco perché il problema Vannacci va gestito. Invece, ci fanno le pulci sul nostro supposto estremismo che serve solo a contenere proprio il generale".
Quindi, incognite su incognite.
Senza contare che una maggiore presenza del generale sui media polarizzerà ancor di più la battaglia referendaria. !"Solo che se noi perdiamo - chiosa il ministro Nordio - possiamo restarci male ma non ce ne andiamo. Se perde la sinistra, invece, deve cambiare politica e magari leader".