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L'eterno ritardo della sinistra ostile a Tortora

Enzo Tortora nacque a Genova, ma nel 1992 una petizione per dedicargli una via cittadina venne liquidata dall'assessore Paola Balbi (Pds) con una frase che oggi farebbe ridere da sola

L'eterno ritardo della sinistra ostile a Tortora
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Spiace dirlo, ma ci sono cose in cui la sinistra non cambia mai. Enzo Tortora nacque a Genova, ma nel 1992 una petizione per dedicargli una via cittadina venne liquidata dall'assessore Paola Balbi (Pds) con una frase che oggi farebbe ridere da sola: Tortora "non è abbastanza conosciuto in campo nazionale". Cioè: aveva fatto sino a 30 milioni di telespettatori, era tra i volti più famosi della tv ed era divenuto il simbolo nazionale della malagiustizia: ma la via non la fecero. Due anni dopo la Lista Pannella sosteneva il sindaco Adriano Sansa e la ripropose: ma il capogruppo Pds Ubaldo Benvenuti spiegò che parlare di "giustizia giusta" suonava come una presa di posizione contro i giudici, e un altro pidiessino, Michele Casissa, disse proprio che dedicare una via a Tortora era "inopportuno" perché entrava nel merito di fatti giudiziari ed era "oggettivamente un attacco generalizzato ai giudici". Non a quelli che avevano sbagliato: a tutti. Non agli errori, agli abusi, alle carcerazioni, al fango: ai giudici. Notare che i pidiessini, giusto a Genova, si erano appena visti ingabbiare il loro sindaco Claudio Burlando, poi assolto, insomma innocente pure lui: ma cosa ogni andava piegata alla linea, al progetto. Solo nel 2008 la giunta di Marta Vincenzi giunse tardissimo con una riparazione minima: non una via, non una piazza, ma la Galleria Enzo Tortora, risarcimento un po' imbarazzato. Avrete già inteso che un parallelo con il referendum Nordio viene anche troppo facile, perché i toni sono identici.

Anche oggi la sinistra è in ritardo storico, spaccata fra vecchie verità e nuove convenienze: ieri molti ammettevano che la separazione delle carriere era sensata, oggi la maggioranza la combatte come se fosse il feroce saladino alle porte di Venezia. In mezzo, le solite parole grosse. Attacco alla magistratura. Attentato alla democrazia. Nel loro caso, all'intelligenza.

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