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L'Europa sanziona i coloni. Israele: "Inaccettabile"

Intesa a Bruxelles: sì a misure contro Hamas e per le violenze sui palestinesi. Ira di Tel Aviv: "Arbitrio"

L'Europa sanziona i coloni. Israele: "Inaccettabile"
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È scontro frontale tra i Ventisette ministri degli Esteri europei e l'omologo israeliano Gideon Sa'ar, salito ieri sulle barricate dopo che il Consiglio Affari Esteri ha raggiunto a Bruxelles un accordo politico per varare sanzioni contro i coloni israeliani violenti e contro esponenti di Hamas dopo mesi di stand-by. Mancano i nomi nel dettaglio, per cui servirà qualche giorno. Ma è previsto il congelamento dei beni nell'Ue e il divieto d'ingresso nell'area per 19 persone, spiega l'Alto rappresentante Kaja Kallas, e di accesso a fondi e banche europei. Tanto è bastato per innescare la reazione del capo-diplomazia di Tel Aviv, che bolla come "arbitraria" la decisione punitiva per cittadini ed entità israeliane; figlia "delle loro opinioni politiche", denuncia sui social Sa'ar, ribadendo che Israele continuerà a difendere "il diritto degli ebrei a vivere nel cuore della patria storica". Linea pro-insediamenti confermata dal dito puntato del ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir: "Mentre i nostri nemici uccidono gli ebrei, l'Ue antisemita cerca di mettere a tacere chi si difende, continueremo a costruire, piantare, proteggere in tutta la Terra di Israele".

La decisione dei 27, all'unanimità, evidenzia il nuovo corso degli equilibri europei a fronte dell'atteggiamento israeliano degli ultimi mesi: in Cisgiordania, a Gaza e nel Libano del sud. Non è servito neppure il comunicato con cui l'esercito israeliano dichiarava ieri che due soldati dell'Idf trascorreranno settimane in una prigione per la profanazione di una statua cristiana nel Paese dei Cedri: il militare che aveva infilato una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria è stato condannato a 21 giorni, l'altro che aveva filmato l'episodio sconterà 14 giorni.

È stato il capo della diplomazia italiana Antonio Tajani a segnalare anzitutto un "atteggiamento aggressivo che non ci piace". Ma non è stato solo il riferimento alle azioni dell'esercito dello Stato ebraico a far decollare un'intesa Ue che a Bruxelles era rimasta appesa al veto ungherese del governo Orbán. Il no di Budapest è stato modificato ieri dal nuovo indirizzo del premier Péter Magyar, che ha giurato sabato scorso. E si è giunti alla semaforo verde.

"Era ora", sostiene Kallas. Sanzioni per chi si è macchiato di violenza e segnale collettivo contro l'espansione degli insediamenti e l'escalation nei Territori. "Gli estremismi hanno conseguenze". La formula Ue puntava a mantenere buoni rapporti con Tel Aviv: preservati nelle intenzioni, visto il "pacchetto" che punisce pure i principali leader di Hamas con riferimento al 7 ottobre: "Il peggior massacro antisemita dall'Olocausto", dichiara il ministro degli Esteri francese invocando il disarmo di Hamas e la sua esclusione "da ogni partecipazione al futuro della Palestina". Scandaloso e inaccettabile il paragone tra israeliani e terroristi, la replica di Tel Aviv che parla di equivalenza morale distorta.

L'Ue si era già pronunciata contro i coloni nel 2024. Poi lo stallo sull'inasprimento. Spagna, Irlanda e Slovenia da settembre vanno in pressing anche per sospendere l'accordo di associazione Ue-Israele o per sanzioni contro ministri di estrema destra che sostengono l'occupazione. Bezalel Smotrich la scorsa estate rivendicò nuovi insediamenti di 3.401 unità abitative. Ieri l'intesa nel mezzo che dovrebbe "punire" anche il suo braccio destro e due ong a lui vicine: ma senza accogliere in toto le proposte iberiche. Niente leva commerciale né dazi sui prodotti provenienti da aree occupate.

Sul tavolo resta la proposta di Svezia e Francia di limitare il commercio dagli insediamenti illegali. Starà alla Commissione valutarne la "fattibilità giuridica". Se ne è discusso, ma niente decisione. "Non abbiamo la maggioranza necessaria", chiarisce Kallas.

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