Una nuova fatwa colpisce Il Giornale al centro degli attacchi degli islamisti per le nostre inchieste sui legami della comunità musulmana italiana con Hamas. Questa volta a lanciarla è Brahim Baya (nella foto), imam torinese già noto alle cronache per i suoi sermoni anti Israele, con legami con l'Imam Mohamed Shahin di cui è stata chiesta l'espulsione dall'Italia e con Mohammad Hannoun, arrestato con l'accusa di aver finanziato Hamas.
Non è la prima volta che Baya attacca Il Giornale ma questa volta lo fa in un video dai toni particolarmente duri a causa della pubblicazione di un articolo che ha evidentemente toccato nel segno. Sabato scorso abbiamo infatti raccontato "La rete degli imam d'Italia" descrivendo la galassia di siti, influencer e sigle a sostegno dei filo-Hamas in cui compariva anche il predicatore islamico torinese.
Da qui il video in cui Baya denuncia un fantomatico "clima di repressione e islamofobia imperante in Italia": "in questi giorni giornali e politici stanno attaccando a testa bassa la comunità islamica italiana. Il Giornale per esempio ha pubblicato un articolo che non si limita ad attaccare una persona ma costruisce una presunta rete colpendo tutti coloro che hanno espresso solidarietà, partecipato a mobilitazioni o difeso pubblicamente chi è sotto accusa".
Come se non bastasse nello stesso video attacca Giorgia Meloni facendo al tempo stesso campagna elettorale per il No al referendum sulla giustizia. Baya accusa la premier di non rispettare la "separazione dei poteri" tra quello giudiziario ed esecutivo per le sue parole sull'imam Shahin pronunciate nella conferenza stampa di inizio anno sostenendo sia in atto una "persecuzione politica" mentre "siamo a pochi mesi dal referendum che punta a ridurre l'autonomia della magistratura e a rafforzare gradualmente il controllo dell'esecutivo". Da qui l'attacco non solo alla Meloni ma a tutti i dirigenti di Fratelli d'Italia e in particolare al capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami accusato di utilizzare l'islamofobia come strumento politico: "è sempre più chiaro che l'islamofobia verrà usata come leva politica per giustificare una riforma che indebolisce l'indipendenza dei giudici e concentra il potere nelle mani del governo".
Colpisce che a denunciare una fantomatica islamofobia in Italia sia una figura che in questi anni ha utilizzato a più riprese un linguaggio d'odio e violento contro Israele arrivando nella primavera del 2024 a inneggiare alla Jihad durante l'occupazione del Politecnico di Torino. In quell'occasione Shahin disse: "la Palestina è da sempre mira degli invasori, i palestinesi negli ultimi mesi hanno resistito a questa furia omicida ma sono ancora in piedi e il loro insegnamento arriva a noi, questa loro sofferenza è una forma di jihad" aggiungendo "un jihad che vediamo in Palestina nella sua più importante manifestazione, in cui ognuno contribuisce a questa lotta di liberazione cominciata dal primo momento in cui i sionisti hanno calpestato quella terra benedetta".
Un anno e mezzo dopo, con la difesa degli arrestati filo Hamas, è caduta la maschera dell'imam influencer che, dietro la battaglia contro l'islamofobia, nasconde una rete islamista radicale e insofferente al lavoro della libera informazione.