nostro inviato a Firenze
"Oh dove son venuto? Pensavo si fosse tre gatti". L'ennesimo militante in Barbour e coppola con una faccia che pare uscita da Amici miei di Mario Monicelli si trova bloccato a metà corridoio del primo piano della Palazzina Reale di Santa Maria Novella che ospita l'Ordine degli Architetti. "La sala l'abbiamo pagata 400 euro", lamenta una delle organizzatrici, spiazzata dall'affluenza dei militanti di Libertà Eguale o di semplici elettori, arrivati al convegno che vogliono sapere, "perché 'un se capito nulla, sa?". Il vero architetto di questa "rivendicazione" della riforma da sinistra è il costituzionalista Stefano Ceccanti, cercatissimo e applauditissimo come il mentore dei presenti Augusto Barbera: "La separazione delle carriere serve a rendere coerente il processo accusatorio e a ridurre le interferenze tra pm e giudici. Nel centrosinistra questa scelta è stata a lungo condivisa, mentre il No di oggi segna una rottura con quel percorso riformista", ci dice Ceccanti, che proprio con l'ex presidente della Corte costituzionale aveva in animo di introdurre i collegi uninominali al Csm. "Non è la rivincita di Silvio Berlusconi, né questa riforma attua il disegno della P2 - tuona Barbera - Licio Gelli voleva meno parlamentari, allora i grillini sono piduisti?". E giù applausi. La riforma indebolisce i magistrati? No, li libera: "La loro indipendenza è soffocata dalle correnti e dalla convivenza di pm e giudici in un solo Csm, il sorteggio non è estraneo all'ordinamento e neanche alla Costituzione", Barbera ricorda che "quella proposta dei collegi fu respinta dall'Anm perché toglieva poteri alle correnti", poi la battuta fulminante: "Per capire quali sono le correnti e le loro differenze ho chiesto all'intelligenza artificiale. Non ci sono riuscito".
Introdotti da Carlo Fusaro, presidente del Comitato scientifico di Libertà Eguale ("Usciamo dalla tenaglia ideologica garantismo-giustizialismo che soffoca il dibattito con etichette tribali", sottolinea), sfilano per un pugno di minuti alcuni dei protagonisti della Seconda repubblica: l'ex sindaco di Catania e ministro dell'Interno Enzo Bianco, la costituzionalista Marilisa D'Amico, Benedetto Della Vedova, Claudia Mancina, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, con "l'intruso" Enrico Costa di Forza Italia a ribadire le ragioni della maggioranza, restituire ai cittadini la fiducia nella giustizia: "Oggi lo Stato non è in grado di garantire che gli innocenti escano indenni dal tritacarne giudiziario".
"I sant'Uffizi del Pd, come li chiamo io, si dessero una calmata. Io sono di sinistra, noi non siamo né fascisti né fiancheggiatori del governo", ribadisce al Giornale Anna Paola Concia, che parla di riforma necessaria "dal 1992, quando fascisti e comunisti tiravano le monetine e agitavano i cappi in Parlamento". Come per la scala mobile o il divorzio, referendum vinto anche grazie ai "cattolici del No", c'è una parte della sinistra che vuole votare Sì e vuole informarsi, servirebbe la libertà di coscienza che Matteo Renzi ha garantito ai suoi, come ricorda la senatrice Iv Raffaella Paita: "Non c'è alcuna contraddizione tra criticare apertamente un governo garantista solo verso i propri esponenti e sposare una battaglia che va a migliorare il Paese".
Una vecchia volpe della Dc calabrese nella Prima repubblica come Gigi Meduri ricorda quando Giulio Andreotti diceva ai suoi: "Se volete capire qualcosa seguite Enrico Morando", il presidente di Libertà Eguale che agita un quaderno rosso mentre si destreggia tra gli astanti, preoccupato che una eventuale vittoria del "No" "interrompa il percorso riformista". Di fianco a lui Mario Oliverio, l'ex governatore Pd rovinato dalle indagini di Nicola Gratteri che annuisce quando Benedetto Della Vedova chiede di "allargare il campo largo ai riformisti veri, non solo alla Cgil di Maurizio Landini" o allo stesso Gratteri, ma "anche a liberali, radicali, i garantisti che pensano come me che questa riforma sia importante per il Paese. Credo invece sarebbe un errore ridurre il perimetro di una possibile alternativa di governo".
Insomma, per questi "compagni che sbagliano" aiutare a far vincere il "Sì" è un primo mattoncino per non lasciare a Carlo Nordio una battaglia che è anche "di Marco Pannella e di Giuliano Vassalli" e per tornare a Palazzo Chigi. Qualcuno lo dica a Elly Schlein.