L'impronta 33 "bagnata" dell'assassino, con l'avatar di Andrea Sempio perfettamente compatibile con il movimento dell'aggressore mentre lascia la manata sul muro delle scale della cantina, appoggiando il piede sul gradino zero, nel punto in cui c'è un'orma mai repertata (denominata ora N1), e guarda Chiara Poggi ormai esanime. È questa la scena di uno dei momenti cruciali del delitto di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007, e ricostruita nei minimi dettagli nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, sulla base dell'incrocio della Bpa del Ris di Cagliari, della consulenza dattiloscopica del Ris di Roma, della relazione tecnica 3D e dell'approfondimento medico-legale sul cause della morte di Chiara.
Il dato, assieme a certi audio di Sempio ("È successo qualcosa quel giorno, non so se lei ha detto che lavorava, però cazzo, oh, alle 9.30 a casa") riscriverebbe quella mattina. Ora con il supporto di un compendio di approfondimenti investigativi messo a punto grazie alle ultime tecnologie, che, per chi indaga, esaltano la presenza di Sempio sulla scena del crimine, escludendo Stasi. Perché proprio l'impronta 33, insieme al Dna sotto le unghie di Chiara e alla compatibilità del piede del sospettato con le Frau 42 a pallini insanguinate e disseminate per la villetta, trasformerebbero il nuovo indagato da normale frequentatore della casa all'aggressore che quella mattina si sarebbe introdotto nell'abitazione di via Pascoli e avrebbe ucciso Chiara, mosso dall'odio scaturito dal rifiuto della vittima alle sue avance, al culmine di un'ossessione che si sarebbe instillata nella sua mente a seguito della visione dei video intimi tra Chiara e Alberto, come lo stesso Sempio pare ammettere in uno dei soliloqui-confessione che le cimici hanno registrato nelle settimane successive alla sua iscrizione nel registro degli indagati. Quando nessuno, secondo l'accusa, sapeva del passaggio di quei filmati su una pennetta. Senza contare l'incredibile coincidenza della pubblicazione sul profilo Facebook di Sempio di un disegno con una frase del Piccolo principe, nel giorno della condanna di Stasi, "scena sorprendentemente simile a quanto raffigurato nei video intimi tra Stasi e Chiara Poggi", scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nell'informativa finale.
Nel castello accusatorio costruito contro il 39enne, tutto si incastra e forma un puzzle del delitto in cui quello spazio in cima alle scale della cantina, oggi, diventa il punto trainante, riprendendo le indagini del passato diventate lettera morta nella pista investigativa che puntava a Stasi. Con un salto al 5 settembre 2007, giorno in cui i Ris trovarono quella che venne considerata l'impronta dell'assassino: la palmare 33 sul muro destro delle scale della cantina. Insieme all'impronta 33 porta in direzione di Sempio, secondo la nuova indagine, anche il Dna (compatibile con la sua linea paterna) trovato sotto le unghie di Chiara: sul quale l'atto finale dell'inchiesta sottolinea la scoperta di un dettaglio sorprendente. In un appunto sequestratogli e risalente al 2016, Giuseppe Sempio dà una sua spiegazione della presenza della traccia genetica del figlio. "Maus per ricerca, mano sinistra", scrive papà Sempio.
Anticipano ("curiosamente", secondo i pm) la spiegazione che solo nel 2022 darà in un'intervista il perito Francesco De Stefano, a suo tempo decisivo per la condanna di Stasi: "Ce n'era talmente poco di Dna maschile che l'unica spiegazione se l'è raccattato usando il mouse". Peccato - sottolinea la nuova indagine - che il Dna di Sempio fosse su entrambe le mani di Chiara: e chi mai usa il mouse con due mani?