Starmer non getta la spugna e promette un nuovo corso per il Labour britannico. All'indomani di una delle sconfitte più brucianti nella storia del partito, il premier conferma di voler rimanere in carica e di non voler rinunciare alle sue responsabilità. I risultati delle ultime amministrative hanno messo seriamente a rischio il suo mandato e sono stati più di 40 i membri del partito a chiedere una data per le sue dimissioni, ma ieri, nel primo discorso dopo la sconfitta, Starmer ha ribadito di non voler lasciare il proprio posto. "Una corsa alla leadership adesso precipiterebbe il Paese nel caos - ha dichiarato - come successe in passato con i Tory. Un caos che ha danneggiato moltissimo il nostro Paese. Un governo laburista non verrebbe mai perdonato se dovesse infliggere nuovamente lo stesso danno ai cittadini. Sono consapevole che la gente è frustrata per le condizioni in cui si trova la Gran Bretagna, frustrata dalla politica e alcuni si sentono delusi da me. So di avere i miei critici e so che devo provare loro di essere nel torto e lo farò".
Il primo ministro ha anche ammesso gli errori di comunicazione fatti dal suo governo come per esempio aver iniziato il proprio mandato con dei messaggi troppi negativi e non essere riuscito a convincere gli elettori che i cambiamenti sarebbero arrivati. Serve quindi una concreta iniezione di ottimismo, secondo Starmer, obiettivo non facile da raggiungere nel Regno Unito di oggi, piegato dalla crisi, dagli scandali e fiaccato dalla continua turbolenza nelle relazioni con gli Stati Uniti. "Oggi il Labour ha bisogno di offrire una risposta più grande di quella preannunciata nel 2024 perché non viviamo in tempi normali - ha proseguito - e la gente ha bisogno di risultati". Starmer ha quindi annunciato un piano con tre priorità immediate: la nazionalizzazione di British Steel, l'industria dell'acciaio, che verrà formalizzata in settimana, un nuovo accordo da raggiungere con l'Unione Europea che includa un ambizioso programma per la mobilità giovanile e nuove opportunità di lavoro e di apprendistato per le giovani generazioni. In realtà si tratta di conferme di promesse già fatte in passato che però, con l'avvicinarsi del summit europeo di giugno assumono un significato più pieno.
Mai come ieri Starmer ha attaccato la Brexit voluta da Nigel Farage. "Le promesse della Brexit erano tutte false - ha affermato - avevano detto che ci avrebbe reso più ricchi. Falso, ci ha resi più poveri. Avevano detto che avrebbe ridotto l'immigrazione. Sbagliato, l'immigrazione è aumentata. Avevano detto che ci avrebbe reso più sicuri. Falso, di nuovo, ci ha resi più deboli. L'incontro di giugno segnerà una nuova direzione per il Paese. L'ultimo governo ha infranto le nostre relazioni con l'Europa, il nostro verrà ricordato per averle ricostruite, riportando il nostro Paese nel cuore dell'Europa. Questa è la scelta giusta per il Paese, questa è la nostra scelta. Voglio un piano ambizioso per i nostri giovani, perché possano lavorare e studiare e vivere in Europa, un programma che sia il simbolo di una relazione più forte con i nostri alleati".
Belle parole, ma insufficienti e tardive, così la pensano ancora in molti nel partito.
Come Catherine West, la deputata laburista che aveva annunciato di voler sfidare Starmer e che ieri ha accettato di tirarsi indietro pur rimanendo molto critica sul premier. "I risultati di giovedì dimostrano che non è riuscito a trasmettere la speranza. È ora che si dia inizio a una fase di transizione e che a settembre si voti per un nuovo leader".