La foto non era nel protocollo e arriva quando dal "lei" si è passati al "tu", come a riconoscersi in un immaginario. Eccole, quelle che hanno rotto il tetto di cristallo, due donne che guidano paesi antichi e un po' si divertono a vedersi con gli occhi grandi e vivaci, proprio come due ragazze manga, una che ricorda parecchio Candy Candy e l'altra che evoca Emy, la guerriera dell'acqua e migliore amica di Sailor Moon. Giorgia Meloni viene a Tokyo per fare quello che fanno i capi di governo quando il mondo è stretto e l'Italia deve contare di più: parlare di investimenti, di industria, di alleanze che non siano solo fotografie di rito. È anche il suo compleanno e questo rompe un po' gli schemi, apre la diplomazia, cambia il clima, perché il viaggio si fa racconto. Succede quando appare una foto che non sembra una foto, due leader trasformate in personaggi da fumetto. Giorgia Meloni e Sanae Takaichi una accanto all'altra, rilette secondo un'estetica popolare. Il mondo digitale fa il resto. L'immagine gira, viene condivisa, discussa, amata, detestata, ma soprattutto capita: siamo tutti un po' figli di quella cultura pop che negli anni '80 è diventata universale.
La mossa è anche politica. È comunicazione e consenso. In Italia i lettori di fumetti sono oltre dieci milioni, più della metà legge manga. È una platea trasversale, giovane ma non solo, che ha interiorizzato un linguaggio, una grammatica morale, una mitologia. Quando Meloni viene "vista" in stile manga, non viene banalizzata: viene tradotta. E la traduzione, se riesce, è sempre un atto di potere. Dietro non c'è improvvisazione. C'è una biografia culturale che torna a galla. Molto prima di Palazzo Chigi, Meloni aveva un blog e si firmava Khy-ri, la draghetta. Non era un vezzo. Era già un posizionamento simbolico: creatura combattiva, solitaria, non addomesticabile. I suoi eroi non sono mai stati indifferenti. Il regalo che le arriva da Tetsuo Hara (nella foto), il padre a matita di Ken il Guerriero, non sembra casuale. È una tavola autografata della saga post apocalittica. È un alfabeto morale. Kenshiro non vuole combattere ma deve farlo, perché quel che resta del mondo lo ha messo con le spalle al muro. La sua arte è colpire i punti vitali nascosti dei suoi avversari. È duro, verticale, tragico. È la rivolta contro il deserto dell'umanità. È l'educazione sentimentale, quindi politica, che arriva da Capitan Harlock, anarchico, con una vocazione alla solitudine, che mette insieme una ciurma di cani sciolti. Sull'Arcadia salgono gli ultimi eroi del disincanto, gente che si ostina a salvare un mondo che non lo merita. Lo fanno per i morti, per quelli che non ci sono più, per un romanticismo da cappa e spada, perché nonostante tutto inseguono un ideale, per testardaggine o vendetta, per non lasciargliela vinta. Tutto questo magari non è divenuto realtà, ma sta lì, come vocazione, come speranza. Questo immaginario non resta privato. Si trasmette. Arriva a Ginevra, sua figlia, che a dieci anni cresce in un mondo diverso, fatto di K-pop, webtoon, algoritmi e fandom globali. Ma il ponte è lì: la cultura pop come linguaggio comune, come terreno di riconoscimento. Questa estate mamma e figlia sono andate al concerto delle Blackpink a Milano, la band delle quattro ragazze coreane che hanno conquistato i "Blinks" di tutto il mondo. Ma l'immaginario di Meloni non è solo maschile, duro, combattente. C'è Sailor Moon, con la sua idea di giustizia sentimentale, di forza che nasce dall'amicizia, di femminilità non addomesticata. E c'è Candy Candy, il dolore come formazione, la capacità di attraversare la perdita senza perdere se stessi. Sono storie che hanno insegnato a generazioni di ragazze che la fragilità non è una colpa.
Tutto questo cosa ha a che fare con la politica? Se davvero pensate che siano solo fumetti, solo storie giapponesi per ragazzi che non vogliono crescere, significa che non ha avete più la mappa. L'immaginario non è mai stato così reale.