Sono sempre loro. I gruppi, i militanti sono più o meno gli stessi. Come le voci ai megafoni. Sono quelli che definivano il 7 ottobre "giornata della resistenza palestinese", e che non hanno proferito parola sul regime teocratico dell'Iran o su quello (altrettanto spietato) del Venezuela. Sono sempre loro. È vero che adesso l'etichetta è "No Kings". È vero che le piazze si intestano nomi sempre nuovi (e sempre più omologati) e sfornano suggestioni a non finire, ma dietro la girandola di slogan la sostanza è immutabile. E identici sono i sostenitori: la sinistra, ufficiale od oltranzista che sia, il mondo dell'associazionismo militante, i centri sociali e gli antagonisti.
Per tutto il 2024-25 questo mondo è stato artefice di manifestazioni pigramente indicate come pro Palestina, ora quelle piazze sono improvvisamente diventate "anti-autoritarie", ma non erano credibili nei mesi scorsi e non lo sono oggi.
La riprova? In tutte queste piazze ci si scatena contro dittatori immaginari, e si tace su quelli reali. Queste masse danno voce all'insofferenza contro Donald Trump - in un Paese, gli Usa, che resta una democrazia - e mutuano lo stesso schema per altre realtà, molto diverse tra loro: lo applicano a Benjamin Netanyahu e a Israele (Paese attaccato fin dalla nascita e in guerra suo malgrado da 80 anni) e arrivano a investire con lo stesso odio un governo, come quello italiano, perfettamente sottoposto a pesi e contrappesi e quindi lontanissimo da ogni velleità autoritaria, nonostante la narrazione degli "antifascisti" in servizio permanente effettivo.
Insomma, questi manifestanti celebrati come una novità globale strepitano contro l'Occidente e intanto simpatizzano - neanche tanto velatamente - per la "resistenza" di Hamas e ignorano del tutto Putin e il suo regime, una realtà drammatica e minacciosa, per l'Ucraina e per l'intera Europa. "Questa parte della società italiana accecata dall'odio antioccidentale - osserva Oles Horodetskyy, volto tra i più rappresentativi della comunità ucraina, presidente dell'Associazione cristiana degli ucraini in Italia - si riconosce nella bandiera rossa (simbolo appunto antioccidentale) e continua ad allinearsi con Putin, che da tempo, forse da sempre, non è più comunista" e "gli perdona qualsiasi cosa". Horodetskyy non pare proprio un simpatizzante di Trump ma accusa questa parte della società occidentale di falsità e ipocrisia. "Come è possibile protestare contro le guerre e contro i re, e non spendere una sola parola contro il regime più sanguinoso dai tempi della seconda guerra mondiale, quello che da più di 4 anni conduce una guerra di aggressione nei confronti di un popolo libero e democratico, quello ucraino?".
Come si può non spendere una parola - dice il rappresentante ucraino - "contro il re, o meglio lo zar, che regna da 25 anni senza opposizione e stampa libera?" Ed ecco la conclusione su questi movimenti "pacifisti", "anti-imperialisti" e "contro il genocidio": "Per essere credibili bisogna essere coerenti. Senza l'esplicita condanna di Hamas, Putin e dei regimi repressivi di Khamenei o Maduro questa coerenza manca, come anche la credibilità".