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No al sequestro dei dispositivi di Venditti (ma dalla Cassazione pericoloso precedente)

Bocciati i pm di Brescia, rischi per le indagini di mafia. Consulenza dei Poggi: Chiara ha visto le foto hot di Alberto

No al sequestro dei dispositivi di Venditti (ma dalla Cassazione pericoloso precedente)
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In nome della tutela della privacy, i giudici mettono a rischio trent'anni di lotta alla criminalità organizzata. E danno carta bianca a 'ndranghetisti e terroristi islamici di appellarsi al cavillo giuridico delle "parole chiave" per evitare che gli inquirenti cerchino in cellulari e computer le prove di un accordo mafioso o di un piano per la jihad, se prima non conoscano con precisione chirurgica le parole in codice del piano criminale.

Ieri, infatti, la Cassazione ha creato un incredibile precedente, con l'ordinanza in cui si è pronunciata per un "rigetto totale" del ricorso della procura di Brescia, avverso il dissequestro dei dispositivi elettronici dell'ex procuratore aggiunto Mario Venditti per la presunta corruzione nell'archiviazione di Andrea Sempio per il caso Garlasco.

I magistrati bresciani, che da mesi portano avanti un braccio di ferro nell'indagine sulla corruzione in atti giudiziari in cui è indagato insieme a Venditti anche Giuseppe Sempio, dopo la parziale bocciatura del Riesame, che pur confermando il fumus e i gravi indizi alla base dell'indagine avevano ordinato la restituzione dei dispositivi, avevano già avanzato al Tribunale della Libertà l'impossibilità di indicare le parole chiave dell'accertamento tecnico, vista la prassi del cosiddetto Sistema Pavia di comunicare attraverso parole in codice, nomignoli e perfino emoticons.

Già nel filone Clean 2, infatti, i carabinieri sotto processo usavano alcuni simboli per scambiarsi messaggi cifrati, come la pannocchia per ordinare di portare i soldi.

E indicare le parole chiave farebbe correre "il rischio di tralasciare elementi di rilievo investigativo non più recuperabili dopo la restituzione della copia-mezzo", scrivevano i pm, che avevano dunque propeso per l'indicazione dei temi di interesse oggetto della loro ricerca.

Ma non c'è stato nulla da fare: senza quelle parole chiave, e l'indicazione di un arco temporale circoscritto al momento ipotetico della commissione dei reati, per gli Ermellini quei dispositivi sono off-limits.

"L'ipotesi di corruzione contestata non coinvolge né i legali della famiglia Sempio, né i suoi consulenti tecnici, né la polizia giudiziaria in servizio all'epoca, sicché non si comprendono le ragioni, concrete ed effettive, per cui debbano scandagliarsi milioni di dati contenuti nei pc, telefoni, tablet del dottor Venditti", ha commentato l'avvocato Domenico Aiello. Ora la Procura dovrà fare a meno dei dispositivi dell'ex magistrato, ma sta scandagliando comunque il cellulare del padre di Sempio, quelli della società di intercettazioni Esitel, la copia forense del carabiniere Silvio Sapone e, probabilmente, il pc di proprietà della Procura ma che Venditti aveva portato via senza riscattare.

Intanto, sempre ieri, la famiglia Poggi ha fatto sapere di avere in mano una consulenza tecnica che dimostrerebbe come Chiara Poggi avrebbe visionato "con assoluta certezza" la cartella "Militare" dove Alberto Stasi catalogava i file e video pornografici sul suo pc. A darne notizia l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale dei genitori della 26enne, uccisa il 13 agosto 2007.

La nuova consulenza tecnica,

commissionata a inizio novembre 2025 all'ingegner Paolo Reale e agli informatici Nanni Bassetti e Fabio Falleti, sarà depositata a Pavia "con l'istanza ai pm Napoleone-Civardi di avanzare richiesta di incidente probatorio".

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