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Il "No" va al tappeto al Tar sulla data

Bocciato il ricorso, si vota il 22-23 marzo. E il Sì denuncia i blitz "alle 4 del mattino"

Il "No" va al tappeto al Tar sulla data
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Respinto il ricorso del fronte del No sulla data del referendum. Il Tar del Lazio ha deciso che non c'è bisogno di più tempo e si voterà il 22 e 23 marzo, come deciso dal governo, sulla riforma costituzionale. Senza aspettare il verdetto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha già firmato il decreto presidenziale che indice la chiamata alle urne di primavera.

La campagna referendaria ha dunque più di due mesi di tempo e si entra nel vivo del confronto tra sostenitori e avversari della nuova legge che introduce la separazione delle carriere.

Schierato decisamente sul fronte del Sì Enrico Costa (foto) di Forza Italia ieri ha presentato alla Camera la rassegna stampa che raccoglie 100mila casi di ingiusta detenzione dal 1992: "Alle 4 del mattino, storie di vite stravolte". Il vicepresidente della Commissione Giustizia spiega che sono ben più delle 32.262 che hanno ottenuto la riparazione per ingiusta detenzione, perchè comprendono quelli ai quali il risarcimento è stato negato (oltre il 50% delle domande) e che non hanno mai presentato richiesta.

"Le 4 del mattino perchè nella stragrande maggioranza dei casi a quell'ora ti piombano in casa e la vita è stravolta. Per errori giganteschi: omonimie, scambi di persona, intercettazioni male trascritte, testimonianze farlocche. E chi sbaglia non paga mai. Neanche viene chiamato a rispondere".

Accanto a lui siedono il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, il presidente del Comitato per il Sì Giandomenico Caiazza, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il presidente dell'Unione Camere penali, Francesco Petrelli, l'ex compagna di Enzo Tortora, ex senatrice di Fi e presidente del Comitato Cittadini per il Si Francesca Scopelliti e l'azzurro Pierantonio Zanettin, della commissione Giustizia del Senato. Ci sono anche due vittime di malagiustizia: Angelo Massaro, 21 anni in carcere per un omicidio mai commesso e Antonio Lattanzi, finito 4 volte in cella in 3 mesi e assolto solo dopo 4 anni.

Protagonisti dei casi raccolti sono uomini qualunque, imprenditori, politici, magistrati, carabinieri, amministratori locali, pastori come l'ormai famoso Beniamino Zuncheddu. Francesco Zito, imprenditore calabrese del vino, arrestato nel 2018 su richiesta dell'allora procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, oggi frontman del No al referendum. Dopo 26 giorni in carcere e 152 ai domiciliari, si scoprì che non aveva stretto un patto con gli ndranghetisti ma ne era vittima. E i giudici stabilirono che il danno d'immagine era stato tale da raddoppiare il risarcimento previsto per legge, fino a 47.635 euro. Trascorse 549 giorni in carcere Ivan Petrelli, per un clamoroso scambio di persona. Confuso con il fratello e accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni, ottenne un risarcimento di 80mila e 400 euro. Matteo La Torre è stato 157 giorni in carcere e 193 agli arresti domiciliari, in attesa di un processo che l'ha assolto dal reato di tentato omicidio. Nove mesi in carcere per Mirco Tonetto, prosciolto dopo la denuncia per tentata rapina e risarcito con 54 mila euro. Luciano Di Marco venne arrestato a Torino e sbattuto in carcere a Foggia per 4 mesi per la somiglianza con un rapinatore di Cerignola.

Anche l'ex procuratore di Aosta Pasquale Longarini nel 2017 finì 61 giorni ai domiciliari, prima di venire assolto nel 2021. Rocco Loreto, ex senatore e sindaco di Castellaneta, rimase imbrigliato nelle maglie della giustizia per 16 anni.

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