Non ci sono solo i fan di Hamas nei centri islamici italiani ma c'è anche chi fa propaganda per l'organizzazione terroristica di Hezbollah e per i leader della Repubblica Islamica dell'Iran. Mentre il popolo iraniano viene represso, massacrato, ucciso con efferata crudeltà dal regime, in Italia c'è una rete pro Ayatollah legata alla comunità musulmana e in particolare a un centro islamico che si trova nel cuore di Roma nel quartiere Tuscolano dove si espone la bandiera di Hezbollah, riconoscibile perché rappresentata da un drappo giallo al cui centro campeggia parte di un versetto del Corano.
Si tratta del "Centro islamico Imam Mahdi", vero e proprio luogo di propaganda della Repubblica Islamica dell'Iran in Italia, al punto che sul sito c'è il link diretto al sito ufficiale "khamenei.it". Ali Khamenei, la Guida Suprema del regime iraniano che sta mietendo vittime. Ma c'è di più perché a ottobre del 2024 l'associazione islamica ha organizzato una "preghiera per il martire Nasrallah" in memoria del leader di Hezbollah ucciso. Il riferimento è a Hassan Nasrallah, guida del movimento terroristico dal 1992, colui che rappresentava insieme il capo politico e militare del gruppo, la sua guida religiosa, il principale interlocutore di Ali Khamenei.
Ma non sono rare le occasioni in cui il centro religioso romano organizza "commemorazioni del martirio", a dicembre 2024, per esempio, "Imam Mahdi" ha promosso a Roma la presentazione dell'autobiografia di Khamenei.
Figura fondamentale del centro sciita è il presidente Damiano Abbas Di Palma, incarico che ricopre sin dalla sua fondazione nel 2005, che in un'intervista a ParsToday, la tv del regime iraniano, ha dichiarato: "La Rivoluzione islamica in Iran mira tutt'ora verso la verità e la diffusione della giustizia" e "Imam Khomeini, che Dio abbia misericordia di lui ha portato un grido di speranza alle popolazioni".
Specializzato nelle scienze tradizionali islamiche di orientamento sciita, si è convertito all'Islam all'età di 18 anni ed è il primo italiano ad aver raggiunto il grado di "Hujjat al-Islam", importante carica della gerarchia religiosa dell'Islam sciita. Come spiega al Giornale Giovanni Giacalone, analista esperto di estremismo islamico: "Il regime di Teheran notoriamente si muove tramite i propri centri culturali e religiosi per diffondere la propaganda politico-religiosa ed agganciarsi ad ambienti politici e militanti, sia parlamentari che extra-parlamentari. Le dinamiche sono le medesime pressochè ovunque, in Europa, Stati Uniti e Gran Bretagna dove recentemente i media hanno anche rivelato una sofisticata rete di influenza politica e infiltrazione che punta anche a screditare il governo britannico per promuovere l'agenda di regime".
L'islam sciita ha in sé una componente molto più radicale di quello sunnita e vede centrale la narrazione del "martirio". Nel mondo sunnita è presente ma nello sciismo assume un'importanza politica: l'idea del sacrificio come strumento di resistenza e di legittimazione è parte integrante della mobilitazione. È il paradigma che consente ai vertici religiosi di trasformare la sofferenza in arma geopolitica, giustificando la creazione di milizie, il finanziamento della lotta armata e il reclutamento di combattenti attraverso una retorica identitaria potentissima.
Hezbollah in Libano, le brigate sciite in Iraq, gli Houthi in Yemen e gli apparati siriani fedeli ad Assad sono tasselli della stessa architettura: un network transnazionale che risponde direttamente alla leadership iraniana che agisce come forza destabilizzante in Medio Oriente e che ha anche in Italia una sua rete.