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Il nonno di Elly avrebbe detto Sì. "Carriera unica? Un'assurdità"

Rilanciata un'intervista del 1996 dell'ex senatore e giurista del Psi

Il nonno di Elly avrebbe detto Sì. "Carriera unica? Un'assurdità"

Nella campagna referendaria irrompe un personaggio che non c'è più dal 2009, ma che sulla separazione delle carriere e sul Consiglio superiore della magistratura aveva le idee molto chiare e che, soprattutto, sapeva esporle con una chiarezza e un coraggio che forse oggi sarebbero più che mai necessari. Si tratta di Agostino Viviani (nella foto di destra), nonno materno della leader del Pd Elly Schlein (nella foto di sinistra), allora membro del partito socialista, presidente della Commissione Giustizia del Senato, membro laico del Csm. Ma fu anche proponente del disegno di legge sulla responsabilità civile del magistrato. A rilanciare le sue dichiarazioni è Forza Italia, ma è risentendo integralmente le sue parole, pronunciate quando la nipote aveva solo 11 anni, il 18 maggio del 1996 (oggi disponibili nello storico archivio di Radio Radicale) che si comprende come la mente di un grande giurista analizzasse già trent'anni fa una riforma che oggi viene definita liberticida solo perché avanzata dal governo di Giorgia Meloni. "Non ci sto a voltarmi indietro, perché la giustizia non è un'opinione, non dovrebbe essere un'opinione perché nella realtà di tutti i giorni, la giustizia è un'opinione, cambia a seconda delle situazioni, dei tempi, dei luoghi, delle persone. Non mi direte mica che la giustizia per Berlusconi è uguale alla giustizia per Agnelli. Se me lo diceste direste una bugia", è l'inizio del suo discorso, declamato con marcato accento toscano, di Siena per l'esattezza, e con il vigore di chi non ha intenzione di lasciare che una certa ideologizzata magistratura agisca indisturbata. E prosegue indagando anche i meccanismi più profondi del Csm: "La separazione delle carriere tra accusa e giudici? È una questione intuitiva. Possibile che se io nella commedia recito una parte tutto a un tratto poi posso passare a recitarne un'altra? È un assurdo. Io sono attualmente al Csm, anche se è meglio non esserci. E vi dico la difficoltà. Non sono nella sezione disciplinare, ma figuratevi se loro mi ci avrebbero messo. Io non voglio esserci perché so che la mia mentalità, il mio cervello oramai è distorta in senso difensivo. Tante volte, anche quando si tratta soltanto di trasferimenti per incompatibilità funzionale o ambientale, io il massimo che posso fare è stare zitto, perché se parlo mi viene da difendere, ho difeso tutta la vita. E così è per gli accusatori, naturalmente. L'accusa è una parte, la difesa è una parte, il giudice è un terzo. Si dice superiore alle parti, anche se io non ci credo, ma è diverso dalle parti". E si chiede, quindi, come si possa nello stesso momento avere una cultura da accusatore e una da giudice, cioè da terzo: "Tutti i giorni nei processi, 90 volte su 100, almeno in primo grado, la sentenza è diversa dalla richiesta del pm. Talvolta in fasi fondamentali il pm dice che c'è reato e il tribunale dice che è assolto perché non è reato. Ma c'è di peggio: il pm chiede la condanna e il tribunale assolve perché il fatto non sussiste. Non vanno d'accordo. Quasi mai". Viviani, quindi, arriva al nocciolo della questione, che riguarda un'incompatibilità non solo logica ma identitaria: "Un magistrato che come pubblico ministero ha sostenuto, per esempio, la differenza in un certo senso tra corruzione e concussione, la sostiene perché ci crede. Poi passa a fare il giudice e pretendereste che cambiasse idea? Sarebbe un buffone, altrimenti continua a sostenere la sua idea dimostrando così l'impossibilità che ci sia una conciliazione tra le due parti". E, infine, una domanda dal retrogusto retorico: "Ma perché da una parte si invoca la separazione delle carriere e dall'altra no? Allora c'è una ragione profonda per opporsi alla separazione?".

Ecco, oggi, chi grida al fascismo, alla sottomissione della giustizia alla politica, si accorge della profonda mancanza di spirito critico e di banale logica nelle proprie argomentazioni? Se non si va nel merito è perché, se lo si facesse, persino a sinistra capirebbero che opporsi è totalmente folle.

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