"L'Europa è di fronte a una scelta netta: riarmarsi per resistere in un mondo di imperi predatori o diventare un vassallo di uno tra questi". Robert Kagan, tra i più influenti politologi degli ultimi vent'anni, sintetizza così il bivio strategico del continente.
"Gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere: concordano su poco e si capiscono sempre meno". Con questa formula, nel 2002, Kagan descrisse la frattura tra hard power americano e soft power europeo. A più di vent'anni di distanza, negli Stati Uniti è cresciuta l'insofferenza per il ruolo di garante della sicurezza europea. La svolta è esplosa con Donald Trump, ma le radici sono più profonde. L'Europa, dal canto suo, ha scoperto di non vivere in un mondo pacificato. Kagan torna oggi a evocare quella frattura che non si è chiusa, ma allargata.
"Gli Stati Uniti non sono avversi all'uso della forza. Anzi, sono più inclini a usarla perché hanno il potere di farlo. L'Europa quel potere non ce l'ha e si è posta oggi in una tale posizione di inferiorità militare da impedirle di contare su se stessa. Ora non ha scelta: il mondo non è diventato quello che sperava".
Siamo già oltre l'ordine transatlantico?
"Sì. Siamo in una fase post-transatlantica. Prima gli europei lo capiscono, meglio è per loro. E non è solo Trump, che è effetto e non causa: la frustrazione americana verso l'Europa è profonda e trasversale. Anche Barack Obama parlava di free riders, chi gode di un servizio senza pagare il biglietto. Trump oggi non è popolare negli Stati Uniti, ma al contempo non vedo indignazione popolare quando attacca la Nato. Anche con un presidente democratico nel 2029 non torneremo alla normalità. È l'evoluzione di una tendenza radicata".
È una crisi dell'Occidente o qualcosa di più profondo?
"L'Occidente esiste certamente come entità culturale, con le sue radici cristiane. Ma come entità strategica è una costruzione: esiste solo dal 1945. Per gran parte della storia americana non è esistito. Quella a cui siamo stato abituati è un'eccezione storica. Ora stiamo tornando alla normalità".
Il riarmo europeo è quindi una reazione obbligata. Trump sta riuscendo dove altri fallirono?
"No. Il riarmo europeo a cui assistiamo non è una scelta politica, ma il riflesso condizionato di un mondo diventato una giungla multipolare. Trump sta facendo saltare un ordine globale che gli Stati Uniti non potevano più reggere: tra le conseguenze, non garantiscono più la sicurezza europea. L'accelerazione sul riarmo è, semmai, merito della Russia. Senza la prospettiva di doverla affrontare, gli europei non si sarebbero mossi".
Come dialogare con Trump?
"Alcuni europei pensano di poterlo manipolare: non lo capiscono. Non è manipolabile. Rispetta solo il potere. Se l'Europa risponde con il potere, ottiene risultati. Se si mostra debole, no".
Che ruolo può avere l'Italia?
"Un ruolo importante, anche per la presenza di basi Nato che le conferiscono una leva strategica notevole. È significativo che Giorgia Meloni si sia collocata con chiarezza nel campo europeo, specialmente sulla crisi iraniana: ha ben compreso che un'Europa unita ha un peso, mentre divisa ne ha tutt'altro. Le sue azioni hanno rafforzato quest'unità".
Sullo sfondo di tutto, c'è sempre lo scontro con la Cina. È uno scontro inevitabile?
"Tutto dipende da Xi Jinping, mentre Trump cercherà di mantenere relazioni stabili".
Si spieghi.
"L'interdipendenza economica stabilizza ancora, in parte. Ma la Cina ha priorità strategiche, come Taiwan, che contano di più. Xi può aspettare che gli americani si indeboliscano da soli oppure agire subito. La scelta più sicura per Pechino sarebbe attendere che gli Stati Uniti sfascino un ordine mondiale che non riescono più a reggere, per poi raccoglierne i pezzi".
Del resto, la Cina agisce in una prospettiva di lungo periodo.
"Proprio così. Come diceva Napoleone, non bisogna mai interrompere il nemico mentre sta commettendo un errore".
Si riferisce all'Iran e allo Stretto di Hormuz, immagino. Gli Stati Uniti possono trarre vantaggio dall'instabilità, magari diventando sempre più una potenza esportatrice di energia?
"Ad oggi, non vedo scenari in cui gli Usa escano rafforzati dal Medio Oriente. La guerra ha favorito l'Iran, che finirà per controllare lo Stretto. L'unico modo per impedirlo sarebbe assumerne il controllo attraverso un'invasione di terra su larga scala, che nessuno farà perché troppo ricca di incognite.
Siamo in una fase di instabilità di lungo periodo: l'egemonia americana è in crisi da tempo e stiamo entrando in un nuovo ordine globale".Chi saprà interpretare questo nuovo ordine avrà un ruolo. La questione, per Kagan, non è se l'Europa cambierà, ma se riuscirà a farlo in tempo.