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"Papà Andreotti e Craxi volevano carriere separate"

Il figlio dello statista Dc Stefano Andreotti: "Voterò Sì. Nei diari segreti il babbo auspicava la distinzione tra pm e giudici"

"Papà Andreotti e Craxi volevano carriere separate"

Stefano Andreotti ha 72 anni. È stato per tanti anni in un ruolo di vertice alla Siemens. Non ha voluto fare politica ma di politica ne ha vista tanta. La respirava da bambino, negli anni 50, quando suo padre, che allora era molto giovane, faceva già parte del governo ed era il pupillo e il braccio destro di De Gasperi. Giulio Andreotti entrò al governo che aveva appena 28 anni. Stefano ricorda tutto: gli anni dei successi, delle sette presidenze del Consiglio, del padre ministro degli Esteri rispettatissimo in tutto il mondo, e poi, dal 1992, gli anni della persecuzione giudiziaria. Un gruppo di magistrati decise di annientarlo. Lo accusò addirittura di essere legato alla mafia. La gogna è durata 12 anni prima dell'assoluzione. Diciamo che la famiglia Andreotti la malagiustizia l'ha vista molto da vicino.

Dottor Andreotti, come voterà il referendum?

"Voterò sì".

Perché?

"Perché penso che questa riforma non risolverà tutti i problemi della giustizia, però sarà un passo avanti nel riordino di quello che negli ultimi anni è stato un punto dolente della storia d'Italia: la magistratura".

Come la pensava suo padre Giulio Andreotti sulla magistratura?

"Ha avuto sempre il massimo rispetto delle istituzioni, quindi della magistratura che gli è sempre stato riconosciuto da tutti. Magari non la pensava così su alcuni singoli magistrati...".

Non si lamentava?

"Mi ricordo una cosa che può apparire ridicola: mio padre non si capacitava del fatto che allora, nelle aule di giustizia, il posto dove era seduto il Pm fosse molto più in alto rispetto a quelli di dove sedevano l'imputato e gli avvocati".

Oggi non è più così.

"Sul piano fisico il dislivello è stato appianato. Ora bisogna sanarlo sul piano sostanziale. La riforma serve a questo".

Quali erano i rapporti tra suo padre e Craxi?

"Craxi era più giovane di lui. Venivano da mondi diversi. Lui era democristiano, cattolico, Craxi era socialista. All'inizio i rapporti erano difficili. C'erano problemi. Molti, credo, dovuti a equivoci. I problemi si sono appianati quando nel 1983 Craxi è diventato presidente del consiglio e ha chiamato mio padre a fare il ministro degli Esteri".

Fine delle incomprensioni?

"Mio padre diceva che quando le persone non si conoscono da vicino si hanno spesso idee sbagliate. Quando ha conosciuto bene Craxi e ha lavorato con lui ne ha avuto una grande stima. E ha avuto un dolore enorme negli ultimi anni di vita di Craxi. Non è riuscito a fare nulla per aiutarlo, anche se ha provato a trovare il modo per farlo rientrare in Italia per curarsi".

Andreotti negli anni '90 era fuori dal gotha del potere ma era senatore a vita. Cosa pensava della riforma che stava preparando la commissione D'Alema?

"Non ha mai voluto entrare nel merito delle cose che riguardavano la magistratura. Per via della sua vicenda giudiziaria. Gli sembrava di non dover mischiare la politica con i suoi problemi".

Sulle altre riforme costituzionali?

"Lui veniva dalla Costituente, aveva un po' di nostalgia per il testo che era stato preparato in quegli anni. Però si era reso conto che la Costituzione andava rimodernata".

E sulla divisione delle carriere dei magistrati cosa pensava?

"Quando ci fu il grande progetto di riforma costituzionale di Craxi, tra i tanti punti c'era la divisione delle carriere. Leggo nel diario segreto di mio padre alla data del 27 marzo 1981: "L'idea di organizzare il pubblico ministero come rappresentante dello Stato, distinguendolo nettamente dalla magistratura giudicante Si tratta di una linea costituzionale presente in quasi tutti i Paesi del mondo. Per questo c'è da meravigliarsi della reazione che si avrebbe nelle organizzazioni dei giudici, dai quali invece ci si attende una penetrante collaborazione per arrivare a soluzioni meditate eque e realistiche".

Suo padre aveva diari segreti?

"Mio padre aveva l'abitudine di scrivere su qualunque pezzo di carta trovasse in giro. Appuntava i suoi pensieri i suoi giudizi, le osservazioni, e poi li raccoglieva nei diari che ora io conservo gelosamente".

Leggendo queste frasi sulla magistratura sembra che le abbia scritte oggi...

"Una fotografia che calza perfettamente. Con questa riforma nessuno vuole mettere i piedi in testa alla magistratura. Quella di cui discutiamo è una riforma che garantisce la terzietà, l'equità e l'indipendenza della magistratura. Nessuno mette in discussione la sua autonomia".

Se negli anni '90 ci fosse stata la separazione delle carriere forse "Mani Pulite" sarebbe stata meno giacobina?

"In quell'occasione ci sono stati dei casi in cui i magistrati giudicanti sono stati condizionati dal Pm".

Mi faccia un esempio...

"Non faccio nomi. Non è mia abitudine. Le dico solo che se un giudice e i suoi colleghi Pm continuano a fare carriera insieme, e magari si trovano nella stessa corrente, beh, io posso temere che uno condizioni la decisione e la sentenza dell'altro".

Le grandi persecuzioni contro i politici: suo padre, Craxi, Berlusconi. Con la riforma saranno più difficili?

"Per quel che riguarda Andreotti le ricordo che eravamo negli anni di Tangentopoli. Un clima politico tremendo. Avvelenato. Se non ci fosse stata la lotta giacobina che era aperta allora, certo mio padre, e noi della famiglia, avremmo vissuto 12 anni migliori".

Del sorteggio dei componenti dei due Csm cosa pensa?

"Certo, sarebbe più giusto scegliere secondo i meriti. Ma se guardi come sono andate le cose sin qui, se vedi che i posti vengono decisi dalle correnti, allora il sorteggio è la soluzione meno peggio".

Perché i padri costituenti non decisero subito per il processo accusatorio e la divisione delle carriere?

"Eravamo appena usciti dal ventennio. Era complicata la riforma dello Stato. Poi bisognava fare compromessi tra democristiani e socialcomunisti".

Dicono che con questa riforma si indebolisce la lotta alla mafia

"Cosa c'entra? Niente. Si dicono tante cose, ma molti che oggi sono per il No fino a qualche anno fa erano favorevoli. Hanno cambiato idea solo per ragioni di lotta politica. Non votano giudicando la bontà della riforma ma solo pensando agli effetti del referendum sulla situazione politica".

Dicono: se voti Sì sei di destra

"Beh, è stato detto di molto peggio... Hanno detto cose che non si dicono nemmeno nelle discussioni nei bar...".

Che Italia sarà se vince il Sì?

"Se vince il Sì è un ottimo passo avanti".

Se vince il No?

"Si torna nel buio che ha seppellito la giustizia negli ultimi decenni".

Suo padre voterebbe a favore di questa riforma?

"Immagino di sí. Lui era per la separazione delle carriere".

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