Quanto pesa oggi la comunità musulmana alle urne? Il Giornale, in tempi non sospetti, aveva posto il tema in ottica referendum della giustizia, sottolineando come i leader islamisti stessero conducendo una serrata campagna antigovernativa e stessero usando questo voto come il primo vero banco di prova per verificare la loro influenza. La cifra di islamici si attesta attorno a, minimo, 1 milione ed è ottenuta considerando gli immigrati che hanno ricevuto la cittadinanza italiana (naturalizzati, in forte crescita negli ultimi anni), poi i nati o cresciuti in Italia e, in misura minore (poche decine di migliaia) i convertiti. Ciò che funge, poi da moltiplicatore, è che possono contare su una fitta rete di sindacati di base, centri sociali, moschee, tramite cui fare proselitismo. Diversi gli eventi di natura religiosa o culturale in cui si presentano figure della sinistra istituzionale e inevitabilmente si finisce per parlare di temi politici.
E qui le associazioni sono il vero snodo: centri culturali e religiosi, corsi di studio o di lingua, doposcuola, servizi sociali. Proprio qui si costruiscono fiducia, rete sociale e il riconoscimento
Ma in molti casi, facendo leva su un alto grado di astensionismo e sulla "causa Gaza", cercano di non fare propaganda diretta, perché ci sono contesti in cui potrebbe essere controproducente e non intercettare tutti gli interlocutori. Quindi orientano, segnalano i candidati, facilitano i contatti tramite una "leadership informale". Quest'ultima si serve di figure chiave che non si limitano agli imam politici, ma includono volti apparentemente neutrali come presidenti di associazioni, mediatori culturali, referenti di comunità. Sono loro che parlano con il Comune, organizzano eventi, fanno da ponte con la politica. Questo è il vero livello di mobilitazione, basata su operazioni di piccola targhettizzazione. Prima di guardare su scala nazionale, infatti, la partita si gioca sui piccoli comuni, in cui vengono favoriti incontri nei quartieri ad alta presenza straniera, visite nei centri culturali mascherate da dialogo interreligioso, e poi una lunga serie di eventi su casa, lavoro, burocrazia, diritti acquisiti o da acquisire, per far percepire la presenza nel momento della necessità. Si tratta di un disegno standardizzato e replicato soprattutto al nord Italia, in primis Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, con la più alta concentrazione islamica.
Stando a fonti istituzionali, il fenomeno del loro radicamento in Italia è in crescita costante, fatto deducibile dalle cittadinanze concesse nel periodo che va dal 2021 al 2025 a cittadini provenienti da paesi musulmani. Nel quinquennio in questione sono state registrate 114.953 nuove cittadinanze. Un dato centrale soprattutto se prendiamo in considerazione il tasso di natalità tra le comunità musulmane pari a circa 2 figli per donna: un divario significativo se confrontato alle italiane.
Ed è altrettanto centrale riscontrare come la comunità in sé sia in costante espansione: la Fondazione ISMU stima che, in base alle più recenti ricerche sul campo e ai dati anagrafici Istat, al 1° gennaio 2025 "la maggioranza degli stranieri residenti in Italia è, anche quest'anno, di religione cristiana. Ma i musulmani, per la prima volta, hanno superato la soglia del 30% della popolazione straniera residente, con circa 1,7 milioni di persone".