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Piantedosi: "Sono fatti gravi e dolorosi. No a chi getta fango sulle forze dell'ordine"

Il ministro a Milano: "La polizia ha avuto la capacità di reagire"

Piantedosi: "Sono fatti gravi e dolorosi. No a chi getta fango sulle forze dell'ordine"
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"Quanto accaduto a Rogoredo è uno stimolo a lavorare con ancora più forza e determinazione. Di fronte a un fatto così grave e doloroso - dice al Giornale il ministro dell'Interno - la Polizia di Stato ha dimostrato di saper rispondere con equilibrio, professionalità e senso delle istituzioni. Trovando al suo stesso interno le risorse per reagire, lavorando con tempestività e senza esitazioni per accertare la verità. Le strumentalizzazioni di chi in questi giorni ha provato ad azionare la macchina del fango non scalfiranno il legame tra cittadini e forze dell'ordine".

C'è un velo di dolore negli occhi del ministro Matteo Piantedosi mentre parla ai dirigenti della Questura di Milano incontrati ieri pomeriggio. Non lo nasconde, non lo drammatizza: lo lascia trasparire nelle pause, nelle parole scelte con cura. L'omicidio di Rogoredo quel colpo di pistola sparato dall'assistente capo Carmelo Cinturrino contro Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso nel boschetto il 26 gennaio pesa come un macigno sul petto di chi ha dedicato la vita alle forze dell'ordine. "L'episodio è gravissimo", ripete Piantedosi, la voce ferma, ma incrinata da un'ombra di amarezza mentre, insieme al capo della polizia Vittorio Pisani, parla al questore Bruno Megale e ai dirigenti della polizia milanese. "Un quadro doloroso, soprattutto per chi serve lo Stato ogni giorno, ma che non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio". Le donne e gli uomini in divisa dice sono "un patrimonio prezioso della Repubblica", fatto di professionalità, equilibrio, senso dello Stato. Un patrimonio che resiste, anche quando un collega devia. Incontrando i vertici della Questura, Piantedosi rinnova gratitudine "per il lavoro svolto anche in contesti difficili". E sottolinea il rigore con cui la Polizia stessa ha fatto luce: indagini preliminari rapide, coordinate con la Procura, che hanno superato le prime ricostruzioni confuse. "Le prime versioni sembravano diverse, ma il lavoro puntuale ha chiarito". E proprio martedì sera il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto sicurezza varato dal governo il 5 febbraio dopo gli scontri di Torino e limato in questi venti giorni di attese e modifiche tecniche legittimando così pienamente l'operato del ministro Piantedosi e del suo dicastero. Un sigillo alto dello Stato che arriva in un momento delicato, quasi a dire: le regole si rafforzano, la fiducia nelle istituzioni si difende con i fatti, non con le parole. "Auspico aggiunge il ministro dell'Interno che il dibattito pubblico si concentri sulla condanna netta di chi ha sbagliato e sull'apprezzamento per magistrati e poliziotti che hanno accertato la verità in tempi brevi". Cinturrino, indagato per omicidio volontario, ha mentito sui soccorsi, ha piazzato una pistola finta accanto al corpo, forse chiesto il pizzo agli spacciatori. Elementi che fanno male doppio a chi indossa la divisa. Piantedosi non li minimizza: "Chi tradisce la missione tradisce la Repubblica". E poi, quasi sottovoce, come a chiudere un discorso che gli costa fatica: "Ogni volta che una divisa si macchia, fa male a tutti noi che crediamo in questo mestiere.

Fa male perché sappiamo quanto sia fragile la fiducia che la gente ripone in noi. Ma proprio per questo non ci fermeremo: continueremo a essere i primi a chiedere conto, a pretendere chiarezza, a proteggere chi ha scelto questa strada con onestà".

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