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Prevost e la passione per la sua Africa sulle tracce dell'ispiratore Agostino

Il viaggio più lungo di sempre nel Continente nero

Prevost e la passione per la sua Africa sulle tracce dell'ispiratore Agostino
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Leone XIV, un Papa nordamericano adottato dall'America Latina ma con il Mal d'Africa. Lo ha dimostrato in questi undici giorni tra Algeria, Camerun, Angola, Guinea Equatoriale. Nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere il primo viaggio apostolico, ma poi l'anniversario del Concilio di Nicea ha fatto sì che la Turchia si prendesse la precedenza.

Questa predilezione per il "Continente nero" presenta in continuità il pontificato con gli anni da priore generale degli agostiniani. Durante i due mandati a capo del suo ordine, infatti, Prevost viaggiò più di ogni suo predecessore a queste latitudini e dimostrò di voler rifiutare la logica di una campagna vocazionale a vantaggio dell'Europa ormai secolarizzata. Insomma, l'Africa deve evangelizzare sé stessa: lo pensava ieri e lo ha ribadito in questi undici giorni. L'attacco del presidente Donald Trump ha contribuito a dare una visibilità insperata a questo viaggio papale, consentendo a Leone di riportare al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica il continente più sottovalutato. Dagli impegni e dai discorsi del Papa ne è emersa un'Africa non stereotipata. Punto di partenza perfetto per questo percorso è stato Sant'Agostino, il più grande pensatore del cristianesimo di cui, attraverso la visita ai luoghi della sua vita, sono state rievocate le origini berbere. E questo è stato il leit motiv originale di questo viaggio apostolico: sì, bella la pietà popolare e la liturgia festosa ma nella Chiesa africana trova piena cittadinanza anche il tema del rapporto tra fede e cultura. Un cambiamento di paradigma rispetto al trattamento di sufficienza riservato alla preparazione teologica dei vescovi africani dal cardinale Walter Kasper durante il Sinodo sulla famiglia del 2015 ed anche rispetto ad alcune considerazioni fatte al clero romano da Francesco sull'attuazione di Fiducia Supplicans. Proprio parlando agli studenti camerunensi a Yaoundè, Leone ha fatto uno degli inviti più potenti di questo viaggio, chiedendo loro di "rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo" anziché cadere nella "comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore". Parole con cui il Papa ha smentito la tesi buonista di migrazioni sempre positive ed arricchenti, presentando invece la fuga di "cervelli" autoctoni come un vero impoverimento dell'Africa, oltre a ribadire che nelle mete d'arrivo (principalmente l'Europa) non c'è il paradiso terrestre ad attenderli. Un altro monito significativo di Leone "l'africano" è stato quello sul pericolo di "confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale" con l'invito, invece, a rimanere "fedeli a quanto insegna la Chiesa".

Prevost ha offerto un modello di come si possa essere rigorosi sulla dottrina e al tempo stesso vicini agli ultimi, con un'attenzione ai poveri e agli emarginati però scevra da certe tentazioni sociologizzanti penetrate nelle predicazioni dopo la stagione della teologia della liberazione.

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