Aria di "purghe" nel Pd. La tanto evocata resa dei conti interna sembra avvicinarsi inesorabile, con l'ombra della più classica delle eredità leniniste: l'epurazione dei riformisti.
Il terreno di scontro ora è il "Sì" al referendum sulla giustizia annunciato da un bel numero di esponenti (o ex) del partito. Tanti Sì che stanno provocando non poca insofferenza nell'entourage della segretaria Elly Schlein e negli ambienti più oltranzisti della sinistra, che reagiscono come possono, evocando lo strumento che culturalmente hanno a disposizione: la cacciata di chi non è allineato.
L'ultimo segnale di questa insofferenza è arrivato ieri e ha provocato lo scontro aperto tra un intellettuale molto gettonato a sinistra (i tempi sono quelli che sono) e quella che si va affermando come leader dell'area riformista interna al partito, Pina Picierno, protagonista di uno sfogo in piena regola per il "clima irrespirabile" che, con altri moderati, sta vivendo in un partito sempre più oltranzista: "Sono mesi - ha detto - che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano i riformisti a lasciare la casa che abbiamo fondato". "Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Schlein di pronunciare parole di chiarezza".
L'intellettuale in questione è Tomaso Montanari, non organico al Pd, storico dell'arte, rettore dell'Università per stranieri di Siena ma soprattutto - in qualità di opinionista televisivo - epigono della tradizione massimalista della sinistra italiana, tanto da far sbottare Picierno, estrazione moderata ma del tutto coerente con lo spirito fondativo di un Pd che aveva in Romano Prodi il suo nume tutelare.
Ma cosa è accaduto? Una settimana fa, "La sinistra che vota Sì" si è ritrovata a Firenze con l'associazione migliorista "Libertà eguale", con Stefano Ceccanti, prestigioso costituzionalista e con altri riformisti. L'iniziativa ha avuto un grande seguito. E i "Sì" di sinistra non si sono certo fermati. Ultimo in ordine di tempo, quello dell'ex ministro Marco Minniti.
Montanari ha commentato il tutto constatando che "almeno di Minniti il Pd si è liberato" e che "sarebbe più facile essere creduti se non ci fossero la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Graziano Delrio, Stefano Ceccanti e tanti altri esponenti del Pd a fare campagna per il Sì con Fratelli d'Italia".
Picierno ormai da mesi esce generosamente allo scoperto su tutte le questioni all'ordine del giorno in quello che appare come l'eterno scontro di un congresso che non c'è. E anche ieri la sua risposta non si è fatta attendere. "Ogni giorno ha la sua pena - ha premesso - e succede così che sia costretta a parlare del professor Tommaso Montanari, che dall'altro della sua cattedra in fuffologia, e soprattutto da non iscritto e non votante, vorrebbe decidere dal suo comodo divano di casa, chi deve essere del Pd e chi invece no, e giù la democratica listetta di proscrizione con nomi e cognomi degli indegni non allineati".
Quindi si è rivolta a Schlein: "Cara segretaria, che gli diciamo a Montanari?", "cosa ha da dire la segretaria del mio partito davanti alla
criminalizzazione del dissenso, alle gogne mediatiche di questo nuovo ceto di aspiranti intellettuali e pensatori che usa il manganello digitale tra i sorrisetti di molti, anche dentro le nostre stanze?". Bella grana per la Schlein.