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Rai, faida sindacale sul referendum. E Ranucci va dal No. Il caso del permesso

Il giornalista in campo tra baci alla Schlein e sussurri a Conte. Poi l'editto su Cerno

Rai, faida sindacale sul referendum. E Ranucci va dal No. Il caso del permesso
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Esistono coincidenze che pesano più delle dichiarazioni. Ieri l'Usigrai, sindacato da sempre schiacciato a sinistra nella televisione pubblica, si è detto "preoccupato" in relazione "alla gestione dell'informazione in vista del prossimo referendum costituzionale sulla Giustizia". Insomma, l'Usigrai, ipercritico del governo di Giorgia Meloni, lamenta la possibile mancanza d'imparzialità nella televisione pubblica a un paio di mesi dall'appuntamento referendario. Ma a stupire sono soprattutto le tempistiche. Perché la sortita arriva poco dopo che Sigfrido Ranucci - ospite d'onore dell'ultimo congresso della sigla sindacale e per qualcuno in via diretta organico all'Usigrai - ha prestato il suo volto per il "No". E infatti l'altro sindacato, ossia l'Unirai-Figec-Cisal, non ha potuto fare a meno di notare la bizzarria: "Prendiamo atto con interesse del comunicato sindacale Usigrai diffuso nella giornata di ieri, nel quale si esprimono forti preoccupazioni in merito alla gestione dell'informazione Rai in vista del prossimo referendum sulla giustizia e alla mancanza di organismi di vigilanza parlamentare", premettono. Poi la stoccata: "Alla luce delle immagini, dei video e delle fotografie diffuse da agenzie di stampa, quotidiani nazionali e bacheche social di forze politiche che ritraggono un vicedirettore Rai e conduttore di punta partecipare pubblicamente a un'iniziativa politico-referendaria schierata per il No".

Sabato, infatti, Sigfrido Ranucci, plenipotenziario di Report, si è catapultato all'inaugurazione del Comitato del "No" al referendum della Giustizia, intervenendo in prima persona. Un appuntamento che ha offerto al giornalista l'occasione di salutare con calore la segretaria dem Elly Schlein e l'ex premier e leader grillino Giuseppe Conte. Ranucci ha trovato il tempo di sussurrare all'orecchio di entrambi. Fin qui, nulla di strano. Ma pure in questo caso è la sincronia a colpire. Perché poco dopo i siparietti del conduttore di Rai 3 con i leader dell'opposizione, dalla batteria grillina è partito l'"editto venezuelano": "Sospendere la collaborazione di Cerno con Domenica In", hanno attaccato i pentastellati. Non un giorno dopo, non un'altra settimana, tutto ieri: da un lato Ranucci, che scambia effusioni amicali con Schlein e conversa fitto fitto con Conte, dall'altro i pentastellati che siedono in Vigilanza Rai che firmano la richiesta di sfrattare Cerno. Reo, da direttore del Giornale, di fare inchieste su Report e dossieraggi, senza peraltro dossierare nessuno.

Insomma, se è vero che a pensar male si fa peccato ma che spesso ci si indovina, è lecito chiedersi se tutto quel sussurrare abbia giocato un ruolo nell'"editto venezuelano". Con Barbara Floridia, presidente della Commissione Vigilanza Rai, che mentre chiedeva d'intervenire contro il direttore del Giornale, si diceva certa, via social, che una legge costituzionale potesse essere cancellata via referendum abrogativo. Le gaffe, un sempreverde grillino che non cambia mai. Come Gaetano Pedullà, per esempio, europarlamentare 5S, già fotografato con Mohammed Hannoun, leader pro Pal in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, e due giorni fa in prima fila all'inaugurazione del Comitato del "No". Nella sua lamentela, l'Usigrai ha anche posto il tema del presunto "blocco" subito dalla Commissione Vigilanza della Rai. Guarda caso, un'argomentazione portata avanti dagli stessi grillini, sempre con la Floridia in testa. Augusta Montaruli, parlamentare Fdi e vicepresidente di quella Commissione, replica: "Chi sta bloccando tutto è l'opposizione che, senza alcuna motivazione nel merito, fino a ora non ha inteso dare seguito all'indicazione del Cda della Rai". Il riferimento è allo stallo attorno alla nomina della presidenza.

E intanto il centrodestra si domanda se Ranucci avesse o no chiesto l'autorizzazione a viale Mazzini per partecipare alla campagna referendaria in maniera attiva. Sentite dal Giornale, fonti della Rai specificano: "Non sembra che Ranucci si sia premurato di chiedere l'autorizzazione". Possibile che abbia usato un'altra procedura? "Sarebbe molto curioso", confermano le fonti.

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