"Perché io, di sinistra, firmo per i referendum sulla Giustizia"

"La questione della ‘mala giustizia’ è un male endemico dello Stato e dei rapporti tra Stato e cittadini che ha caratterizzato l’intera vita della Repubblica italiana", spiega il giornalista Ettore Maria Colombo, che da elettore di sinistra sostiene i referendum proposti da Lega e Radicali

Un banchetto per la raccolta delle firme a Milano
Un banchetto per la raccolta delle firme a Milano

Prosegue la raccolta delle firme sui referendum per la Giustizia proposti dalla Lega e dai Radicali. Secondo i dati diffusi dal Carroccio in un solo weekend sono state superate le 100.000 firme. "È un grandioso segnale di cambiamento e voglia di giustizia - dichiara Matteo Salvini -. E da lunedì si potrà firmare, con calma e al fresco, in tutti i Comuni italiani. Altro che milione di firme, puntiamo a raccoglierne tante di più". Intanto, mentre prosegue lo sforzo capillare su tutto il territorio nazionale per raccogliere nuove adesioni, si allunga l'elenco delle personalità che hanno firmato i referendum. Non si tratta solo di elettori del centrodestra. Anche a sinistra cresce il numero di persone convinte della necessità di cambiare profondamente la giustizia italiana. Una di queste, Ettore Maria Colombo, giornalista, in una lettera al Giornale.it motiva la propria scelta:

"La questione della ‘mala giustizia’ è un male endemico dello Stato e dei rapporti tra Stato e cittadini che ha caratterizzato l’intera vita della Repubblica italiana. Senza entrare nel merito e senza perdersi in dotte ricostruzioni storiche, lo stesso fenomeno di Mani Pulite e di Tangentopoli è stato rivisto e riletto, pur solo dopo molti anni, evidenziandone i limiti, gli abusi, i tanti errori (l’abuso della carcerazione preventiva, le ‘confessioni’ estorte a forza, l’avviso di garanzia che diventava un ‘avviso di colpevolezza’, l’uso smodato dei media come grancassa indebita, etc.)".

Colombo prosegue ricordando che a quei tempi a sinistra, "un misero calcolo politico – la speranza di approfittare del ciclone Mani Pulite pensando di risultarne esenti – portò a un’acritica adesione a quel fenomeno. Solo un piccolo partito (Rifondazione comunista con Giovanni Russo Spena), alcuni penalisti insigni (Giuliano Pisapia) e alcuni avvocati difensori (Sergio Spazzali) misero in luce, vox clamans in deserto, le storture che quel tipo di indagini provocano e compivano, snaturando i principi fondamentali del diritto, ledendo diritto di difesa e principi costituzionali".

"La magistratura italiana - prosegue Colombo - divisa in correnti diventate pure fazioni di potere, non ha mai smesso di ‘influenzare’ la politica italiana, condizionandone corso e natura. Cosa fatta, si potrebbe dire, capo ha. Solo pochi, come i Radicali italiani, hanno mantenuto alta la bandiera e la lotta per una ‘giustizia giusta’. Gli stessi decreti Berlusconi, più volte reiterati, hanno impedito, per finalità di lotta politica, di capire che il principio della divisione tra magistratura giudicante e magistratura inquirente è e deve essere un caposaldo di qualsiasi democrazia che voglia dirsi liberal-democratica e occidentale".

Ad aprire gli occhi a tutti, anche ai più restii a criticare il totem della giustizia italiana, è arrivato lo scandalo scoperchiato grazie al libro di Luca Palamara, "Il Sistema", scritto con Alessandro Sallusti. Nessuno ora può più dire "non sapevo". Ma dopo la denuncia viene il momento delle riforme, che è possibile accelerare grazie ai referendum, come spesso è già avvenuto in passato. Senza togliere poteri al Parlamento: "I sei referendum non cozzano con la riforma della Giustizia, targata Marta Cartabia, presto all’esame del Parlamento, con il consenso di tutte le forze politiche – quindi anche quelle di centrosinistra – che lealmente sostengono il governo Draghi".

A chi ritiene che con questi referendum si voglia mettere un pericoloso freno alla magistratura Colombo cita Falcone a Borsellino: "Il loro esempio resta forte e inscalfibile, ma se la magistratura non riesce, per propri vizi interni, a cambiare dall’interno, con una autoriforma sempre rinviata, è arrivato il tempo che cambi dall’esterno. Come per altri referendum promossi dai Radicali, il Paese reale si imporrà, con la forza delle sue idee, sul Paese ‘legale’, restio a ogni cambiamento".

L'impegno di Fratelli d'Italia

"Raccoglieremo le firme per i referendum relativi alle necessarie riforme della magistratura al fianco di tutto il centrodestra", annuncia Giorgia Meloni. "È necessario iniziare un processo di riforma radicale della magistratura dopo le inquietanti vicende del caso Palamara. Bisogna riformare la magistratura per scardinare il sistema delle correnti che ne ha fatalmente compromesso l'immagine. Faranno eccezione, nei nostri gazebo, due quesiti - aggiunge la leader di Fdi - per i quali non ci uniremo alla raccolta firme: quello sulle misure cautelari e quello sulla legge Severino, figli più della legittima cultura radicale che quella della destra nazionale".

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